PERSONAGGI E TRADIZIONI DELLA TUSCIA: SAN CRISPINO DA VITERBO

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Crispin of Viterbo Capuchin Brother

“Se vuoi salvarti l’anima, devi voler bene a tutti, dir bene di tutti, far del bene a tutti” diceva San Crispino da Viterbo.

Presso il Convento dei Frati Minori Cappuccini, in Via S.Crispino, n.6, sono state organizzate delle cerimonie liturgiche, la processione e la visita del Vescovo Lino Fumagalli che celebrerà la Santa Messa oggi, sabato 18 giugno, alle ore 20:00.

San Crispino, al secolo Pietro Fioretti nacque a Viterbo, il 13 novembre 1668 e morì a Roma il 19 maggio 1750.
Grande è la devozione dei viterbesi per questo Santo umile, povero, semplice, ma dotato di grande saggezza e bontà .
Apparteneva all’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. È stato proclamato beato il 7 settembre 1806 da papa Pio VII e santo da papa Giovanni Paolo II il 20 giugno 1982.
Gli anni scorsi, a Viterbo, si faceva una grande festa presso il Convento dei Padri Cappuccini ed erano coinvolte molte scuole della città in un concorso di creatività con produzioni scritte e disegni.
San Crispino è molto amato dai bambini e dai viterbesi tutti.

Non ebbe una vita facile. Essendo suo padre morto quando egli era ancor giovanissimo, Pietro Fioretti dovette molto presto entrare nella bottega dello zio Francesco, che era un ciabattino. Frequentò le scuole pubbliche gestite dai gesuiti e, all’età di
venticinque anni, entrò nell’Ordine dei Cappuccini adottando il nome di fra’ Crispino.
Pronunciò i voti nel 1694 ed entrò nel convento della Tolfa come cuoco. Qui avvenne il suo primo miracolo: una donna, colpita da una forma grave e contagiosa d’influenza, guarì.
Ben presto la sua fama di taumaturgo si diffuse e fu trasferito a Roma. Quando si ammalò di tisi, fu trasferito ai Castelli romani e quindi ad Albano. Qui ricevette più volte la visita di papa Clemente XI.
Rimase un po’ di tempo a Monterotondo poi nel 1709 a Orvieto, dove fece opere di bene e di assistenza. Si prese anche cura di neonati abbandonati e molti furono i suoi miracoli.
Scherzava spesso ed era allegro e gioioso.

Colpito da podagra e chiragra, trascorse gli ultimi due anni di vita praticamente a letto. Si alzava soltanto per andare a visitare altri gravi infermi ricoverati all’ospizio o nelle proprie case.

Morì di polmonite e fu sepolto in una cappella della chiesa del convento.

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