PERSONAGGI E TRADIZIONI DELLA TUSCIA

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Viterbo – La tradizione si rinnova. La processione per Santa Maria Liberatrice, dopo l’indirizzo di saluto del commissario straordinario Antonella Scolamiero e la rievocazione storica del priore degli Agostiniani P. Giuseppe Scalella, è partita ieri, domenica 29 maggio, alle ore 18, da piazza del Plebiscito per concludersi nella chiesa della SS. Trinità con il discorso celebrativo e la benedizione del vescovo diocesano Lino Fumagalli.

L’Immagine della Madonna, trasportata dai Portatori della Liberatrice e dai Facchini di Santa Rosa su un’artistica macchina barocca, è stata scortata dai Cavalieri Costantiniani di San Giorgio, e accompagnata dal clero, dai religiosi, dai fedeli appartenenti anche alla chiesa ortodossa, dalla fraternità agostiniana secolare, dalle confraternite, dai movimenti ecclesiali, dalle autorità. Al corteo religioso si è unito anche quello storico del Pilastro.

Il culto per la Madonna Liberatrice è molto antico: esso risale al 1320 quando la Vergine apparve come nell’immagine che era custodita nella chiesa degli agostiniani, liberando la città da un grave flagello.
In memoria del miracolo i viterbesi fecero voto di celebrare ogni anno una processione che avveniva sempre nel mese di maggio. Finalmente, dopo due anni di restrizioni dovute al Covid, la processione si è potuta di nuovo svolgere.
La Madonna è stata accolta nella Chiesa con l’applauso di tutti i presenti.

Il vescovo Fumagalli ha pronunciato parole toccanti sulla guerra attuale in Ucraina definendola un flagello e una guerra insensata.
Nel suo discorso il Vescovo della diocesi di Viterbo si è anche soffermato sulle prossime elezioni amministrative dicendo che, a prescindere dalla tendenza politica, il popolo viterbese deve essere accomunato da un solo ideale: il bene comune.

(Foto di Ennio Giansanti)

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