Pescherecci sequestrati, Confsal pesca: “I nostri pescatori non sono uguali ai trafficanti di esseri umani”

158

“I nostri pescatori non sono dei criminali e non devono essere considerati come chi è stato condannato a trent’anni per traffico di esseri umani”. A dirlo è il Segretario generale della Confsal pesca Bruno Mariani dopo l’intervista rilasciata al Corriere della Sera da Ahmed Maitig, vicepresidente del Consiglio presidenziale a Tripoli. “Il Governo, come la nostra federazione o qualunque connazionale, condividerà sicuramente la scelta di utilizzare qualsiasi mezzo a disposizione delle nostre Autorità per arrivare alla liberazione dei pescatori, ma vorremmo ricordare come l’Italia – continua Mariani – sia vittima di un ricatto. I nostri armatori, in mare per lavoro, non hanno commesso alcun reato ed adesso si ritrovano ad essere merce di scambio di una trattativa che li equipara a persone condannate a trent’anni per traffico di esseri umani”. “Quanto al governo italiano, vorremmo capire se una volta liberati i nostri connazionali, come tutti ci auguriamo, chi lavora quotidianamente in mare debba uscire con la paura che la propria Marina Militare non faccia il proprio dovere e con il terrore di essere sequestrati da chi non rispetta gli accordi internazionali sui confini di pesca. Se non sarà più possibile pescare a sud della Sicilia, il governo nazionale dovrà pensare a come sostenere, con degli aiuti di Stato, i tanti lavoratori del comparto della pesca che dopo una vita di investimenti e sacrifici non potranno più monetizzare la loro pesca in una zona geografica che, in qualche modo, gli apparteneva”. 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui