Pesticidi a pochi metri da Belcolle: una boccata d’aria tossica per i pazienti

A lanciare l'allarme il dott. Bengasi Battisti. Giorni fa anche il presidente del bio-distretto, sul problema dei pesticidi, ha scritto al Prefetto

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Con la ripresa delle attività, anche agricole, dopo il lockdown, è tornato con prepotenza un problema annoso, soprattutto nella Tuscia, quello dei pesticidi.

Nei giorni scorsi è stato Famiano Crucianelli, presidente del bio-distretto a puntare l’attenzione sulla grave situazione, con una lettera aperta al prefetto.

«Egregio Signor Prefetto,

Le scrivo come presidente del Bio-distretto della via Amerina e delle Forre che comprende i territori dei comuni di Orte, Gallese, Vasanello, Vignanello, Vallerano, Canepina, Fabrica di Roma, Corchiano, Civita Castellana, Nepi, Castel sant’Elia, Faleria e Calcata, per sottoporLe un’emergenza, non nuova, che investe il nostro territorio.

Mi scuso per la inusuale forma di comunicazione, quella della lettera aperta, ma le questioni che intendo sottoporLe hanno tale rilevanza pubblica che è bene abbiano anche il massimo di chiarezza e trasparenza.

Sono ormai fin troppo numerose le segnalazioni di un uso, e abuso, dei trattamenti da fitofarmaci nelle piantagioni di nocciole, effettuati peraltro senza darne avviso visibile alla popolazione, dunque in contrasto con la disposizione che, nell’imminenza del trattamento, prevede che ne siano pubblicizzati l’informazione e l’avvertimento.

Proprio in questi giorni il nostro territorio ha ricevuto lodevoli dichiarazioni di apprezzamento su «La Stampa» – le storie di Greenheroes – per le sue bellezze storico-naturalistiche e per le sue pratiche virtuose.

Non è accettabile che l’interesse di alcuni possa mettere a rischio beni comuni quali la salute delle nostre comunità e dell’ambiente, compromettendo le opportunità di salvaguardia e di sviluppo del nostro territorio.

Abbiamo svolto tutti un grande lavoro per far rispettare la legge, per far crescere fra i produttori e i cittadini la consapevolezza sulla gravità del problema provocato dall’inquinamento chimico.

Il Covid – una drammatica testimonianza della frattura intervenuta tra uomo e natura – ci ha costretto in casa per diversi mesi; non possiamo accettare che l’uso dissennato di pesticidi ci metta nella stessa situazione.

Alcuni produttori forse ritengono che dopo il Covid tutto sia permesso.

È vero esattamente il contrario.

Colgo l’occasione di questo breve scritto per ringraziare le autorità italiane che solo poche settimane fa hanno portato alla luce, a Vetralla, un deposito illegale di 16 tonnellate di pesticidi.

Ricordo anche che le amministrazioni dei nostri comuni hanno emesso ordinanze e regolamenti che tengono in armonia ‘salute pubblica’ e ‘sviluppo sostenibile’.

Vi sono però alcuni nelle nostre comunità i quali ritengono che i loro interessi particolari siano al di sopra di ogni regola e continuano ad ignorare quanto seri e gravi siano i danni che l’uso scriteriato dei pesticidi può causare alla salute dei cittadini e al nostro patrimonio naturale.

Tutte le istituzioni debbono impegnarsi affinchè viga il rispetto delle leggi nazionali, dei regolamenti, delle ordinanze comunali.

Chiedo a Lei che già in passato ha dimostrato sensibilità e attenzione per questo serio problema di farsi garante perché ciò accada.

Per parte nostra, in coerenza con i nostri principi fondativi e con le cose sin qui fatte, siamo disponibili alla più piena collaborazione non solo nella denuncia delle illegalità, ma più ancora per promuovere nelle comunità locali e fra i contadini le alternative che rendono possibile un’agricoltura sostenibile, rispettosa della salute dei cittadini e del nostro ambiente».

Sempre in questi giorni si è unito al coro delle proteste anche Bengasi Battisti, medico ed ex sindaco di Corchiano, che, dal suo profilo facebook ha postato una foto con un commento molto eloquente e, allo stesso tempo, preoccupante.

“Sostanze chimiche volatili dai noccioleti direttamente ai degenti di Belcolle : uno schiaffo a salute e norme “a pochi metri dalle stanze di degenza dell’ospedale Belcolle di Viterbo e in palese contrasto con le norme igienico sanitarie e europee”

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