Pierpaolo è vivo; anniversario della morte di Pasolini

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È morto nella notte fra il primo e il 2 novembre 1975, ma è ancora in vita. Pasolini, l’intellettuale, “la voce che gridava”,  il poeta che “sapeva”, l’uomo scandaloso, lo scrittore corsaro che attaccava i benpensanti.

Culturalmente versatile, si distinse in numerosi campi, lasciando contributi anche come pittore, romanziere, linguista, traduttore e saggista.

Aveva 53 anni quando fu assassinato all’idroscalo di Ostia, da uno o più dei suoi “ragazzi di vita”.  Fu trovato il suo corpo nel fango, dopo una notte piovosa e fresca.
A poca distanza dal quel luogo dove venne ritrovato esanime, è sorto il Parco letterario a lui dedicato, dove oggi alle 10,30, ancora una volta verrà commemorato questo grande intellettuale, davanti al monumento funebre a lui dedicato dall’artista Mario Rosati.

Le sue visioni, le sue poesie, le sue idee, basate su una lucida ‘retorica della provocazione’, e caratterizzate dall’amore per i poveri e per l’ambiente popolare, si sarebbero in seguito rivelate profezie.

Nato il 5 marzo 1922, visse  dapprima a Casarsa in Friuli con l’adorata madre e il fratello, che morì partigiano. Insegnante, per sfuggire allo scandalo provocato dalla pubblica denuncia di “corruzione di minori” legata alla sua omosessualità, che gli costò anche l’espulsione dal partito (il  Pci), nel 1950 si trasferì a Roma, nella capitale.

“Raccogliersi in sé e pensare” è un verso tratto da ‘La meglio gioventù’ dei primi anni ‘50, che esprime in sintesi ciò che era Pasolini: il  poeta riflessivo, oltre all’intellettuale che denunciava quel “processo di adattamento alla propria degradazione”.

Anticipa gli eventi del centenario di Pier Paolo Pasolini, che sarà nel 2022, il convegno che per la prima volta in Italia mette in rapporto l’opera di Pasolini e il pensiero di Antonio Gramsci, in programma il 5 e 6 novembre nella sala consiliare di Palazzo Burovich de Zmajevich, a Casarsa, intitolato Con te, contro di te, il Gramsci di Pasolini.Organizzato dal Centro Studi Pasolini.

La vita di Pasolini è un viaggio surreale in un mondo che aveva imparato a conoscere, la Roma di periferia, le campagne, il degrado. Alcuni titoli delle sue opere la rappresentano: ‘Ragazzi di vita’, ‘Accattone’,  ‘Mamma Roma’, “Bestemmia”,  ‘Medea’, ‘Uccellacci e uccellini’.
‘Pasolini, un delitto italiano’ è il titolo del film che gli dedicò Marco Tullio Giordana.

Chi lo uccise non si rese conto che la sua morte l’avrebbe per sempre tenuto in vita nella cultura letteraria.
A Chia una torre ricorda il suo amore per la Tuscia.
Pasolini infatti instaurò un rapporto intenso con il territorio viterbese e si impegnò personalmente per ottenere il riconoscimento statale dell’allora Libera Università della Tuscia.

“Ebbene, ti confiderò, prima di lasciarti,/ che io vorrei essere scrittore di musica,/ vivere con degli strumenti/ dentro la torre di Viterbo che non riesco a comprare/ nel paesaggio più bello del mondo, dove l’Ariosto/ sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta/ innocenza di querce, colli, acque e botri,/ e lì comporre musica/ l’unica azione espressiva/ forse, alta, e indefinibile come le azioni della realtà”, così scriveva Pier Paolo Pasolini nel 1966 nel suo Poeta delle ceneri.

La torre di Viterbo è in realtà la Torre di Chia, o castello di Colle Casale, vicino a Bomarzo, risalente al 1200 e appartenuto, nel corso dei secoli, agli Orsini, ai Lante della Rovere, ai Borghese, sulla cima di un altopiano circondato da orti e pascoli.

Un luogo ricco di storia e di fascino che attirò il regista. Era il 1963 quando Pasolini arrivò in questo angolo di Tuscia e se ne innamorò subito tanto da girarci qualche scena de Il Vangelo secondo Matteo.

Per le scene del battesimo di Gesù, infatti, scelse il torrente Castello che scorre sotto la Torre di Chia, nel territorio di Soriano nel Cimino.
Ma solo qualche anno più tardi, nel novembre 1970, dopo vari tentativi, il sogno di acquistare la Torre di Chia poté avverarsi: Pasolini costruì allora, ai piedi della Torre, una casetta di pietra e di vetro mimetizzata fra le rocce e nel verde di un dirupo.
Un luogo dell’anima per il “poeta maledetto” dove sempre vivo è il suo ricordo.

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