Poesia dialettale: un immenso patrimonio culturale al concorso “La Lengua vitorbese”

Cerimonia di premiazione del concorso di poesie dialettali.

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poesia dialettale

La scuola ha contribuito più di ogni altro, nell’Italia dei dialetti, a fare dell’italiano la lingua nazionale. Sembra un paradosso ma oggi a scuola si insegnano anche i dialetti. Le scuole viterbesi scelgono la poesia per quest’opera di manutenzione culturale della “lengua vitorbese”.
Quella che è andata in scena nella bellissima sala delle Conferenze di Palazzo Brugiotti, residenza storica viterbese edificata tra Cinquecento e Seicento, sede della Fondazione Carivit, non è stata affatto la premiazione del solito concorso, ma un vero e proprio restauro conservativo dell’immenso patrimonio culturale rappresentato dal dialetto viterbese.
Molti alunni di varie scuole di Viterbo, accompagnati dalle loro insegnanti, hanno festosamente riempito la sala, in attesa del verdetto della giuria, presieduta da Ostelvio Celestini, decano della poesia dialettale, e composta dal presidente dell’Associazione Tuscia Dialettale Antonio Giuliani, dal presidente del Sodalizio dei Facchini Massimo Mecarini, dall’eclettico Antonello Ricci e dall’attore Pietro Benedetti. Ad accoglierli, il presidente della Fondazione Carivit (che ha sostenuto moralmente ed economicamente il concorso) Marco Lazzari, che ha ricordato che “le tradizioni vanno mantenute e portate avanti”. Presente la dott.ssa Maria Patrizia Gaddi, dirigente scolastico, che ha rivolto agli alunni un saluto iniziale. Celestini ha esortato i presenti ad amare la nostra bella città e il suo passato, ricordandone usi e tradizioni, “parlando e scrivendo racconti e poesie in dialetto”. Il concorso, quest’anno dedicato a Edilio Mecarini, grande poeta dialettale viterbese, era diviso in due sezioni: una per i giovani studenti e l’altra riservata agli adulti, senza limiti d’età. Molti gli alunni delle scuole di Viterbo partecipanti dell’Istituto Comprensivo Canevari, della Luigi Concetti, dell’Alessandro Volta.
Il dialetto nasce dentro di noi, fa parte delle nostre esperienze, è immediato e assomiglia inevitabilmente al posto in cui viene parlato.
La musicalità del viterbese richiama infatti il suono dell’acqua delle splendide fontane che ingentiliscono la città medievale e conserva l’asprezza ma anche la duttilità del peperino. È spontaneo, come i capperi che crescono sulle mura che abbracciano Viterbo. È severo e incisivo, come i maestosi merli dei palazzi. Il dialetto è una lingua che però ha il privilegio di possedere espressioni che le altre lingue non conoscono; è l’anima di un popolo e delle sue tradizioni. Lo sanno bene i membri dell’Associazione Tuscia Dialettale che da anni lo tramandano e lo rendono poesia; lo sanno le insegnanti, che avvicinano i ragazzi alla lingua locale; lo sanno gli abitanti, i viterbesi, che lo usano spesso nell’immediatezza e anche i ragazzi che stanno imparando a conoscerlo e ad amarlo con un entusiasmo davvero incredibile. Il dialetto è colore, è tradizione. È gioia. E quanta allegria durante la premiazione! Gli alunni hanno atteso con trepidazione e accolto con grandi applausi i vincitori del concorso. Per la sezione giovani,
La poesia prima classificata è “Gottifredo da Viterbo”, di Aurora Sophia Masci (Scuola primaria Concetti). A seguire “Pe le piazze de Viterbe”, di Federica e Simona Cerasa, Matteo Dossi e Enrico Settembri (della Scuola Volta) e “Schiggino”, della classe V B della Scuola primaria Canevari. Menzioni di merito alla classe V A  con “Regalo de Natale” e alla V B con “‘L gelo” dell’Istituto comprensivo Canevari, a Lucrezia Del Ninno e ad Aurora Bagnaia della Scuola primaria Concetti dell’I.C.Fantappiè, a Sara D’Aquino della Scuola primaria Volta.
Mentre lo scorso anno il criterio di attribuzione è stato la ricchezza letteraria dei versi con la vittoria di “Dante a Ppiascarano” (degli alunni dell’attuale V E dell’I.C.Canevari), quest’anno si è premiata soprattutto la spontaneità e la freschezza degli elaborati. Per la sezione “Senza limiti d’età”, il primo premio è andato all’insegnante della scuola primaria Canevari Loretta Bacci e alla sua profonda dichiarazione d’amore alla nostra città “T’amo Veterbo” ; il secondo a Renato Cavallo (con “‘N madrigale pe la mi città”), entrambi apprezzati poeti e membri dell’Associazione Tuscia Dialettale. Il terzo premio è stato assegnato alla poesia “La Ròsa Vitorbése” della giovanissima Sara Cappucini. Menzioni di merito a Rosanna De Marchi, Marco Guglielmi, ad Anna Maria Stefanini e a Giuseppe Guastini.
Il premio godeva anche del patrocinio morale del comune di Viterbo, assessorato alla cultura. A tutti i presenti, oltre ai premi vinti (buoni per acquisto di materiale tecnologico per le scuole e assegni di quote prestabilite agli adulti), è stato consegnato un libro, a cura di Marco D’Aureli (Davide Ghaleb Editore), contenente le poesie vincitrici del concorso e quelle ritenute meritorie, in virtù dei valori stilistici ed evocativi espressi.
“Si capisce come la nostra vita avrebbe tutt’altro aspetto se fosse detta nel nostro dialetto” scrisse Italo Svevo.
Sicuramente la diffusione dell’idioma locale alle nuove generazioni e il rinvigorimento dell’appartenenza a una identità linguistica sono modi per far conoscere il passato, per far amare il presente e per sperare in un futuro migliore, che sia anche frutto di memoria.

Anna Maria Stefanini

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