Posta in vendita la torre di Pasolini. 800mila euro per il “luogo dell’anima” del grande artista

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Pierpaolo Pasolini definì la Tuscia viterbese “il paesaggio più bello del mondo”.

Era il 1964 quando Pasolini ricercava un adeguato scenario naturale  per ambientare le riprese del battesimo di Cristo,  per il suo capolavoro  “Il Vangelo Secondo Matteo”.

Percorse da Roma l’Autostrada del Sole e uscì alla stazione di Orte. Girovagò per le campagne finchè lo scrittore e regista, dopo un’accurata ricerca, trovò il “suo” fiume Giordano nel torrente Chia, che scorre tra Orte, Soriano nel Cimino e Viterbo, e vi ambientò una delle scene più conosciute e suggestive del suo film.

Pasolini andò anche ad abitare a Chia, in una costruzione medievale vicino a Fosso Castello.
Amava molto la Tuscia e sperava in uno sviluppo della zona.

A Chia, Pasolini ha lasciato un ottimo ricordo perchè era semplice e alla mano: andava spesso nelle case della gente, si intratteneva con tutti, era gentile e disponibile. Fece molto per il paese, creò una squadra di calcio per i più giovani, istituì un premio per chi lo abbelliva.

Nella vita di ogni artista c’è un luogo dell’anima, dove si trova un rifugio, un nido, una protezione.

Per Pierpaolo Pasolini questo luogo era Chia, borgo della Tuscia circondato dai boschi . Amava il silenzio, il verde e, soprattutto, amava la sua torre. Lì trovava pace il suo io, spesso lacerato da contrasti interiori. Un posto incantevole dove si può ripercorrere la vita dell’artista, facendo un viaggio in un’anima tormentata, sensibile, scalfita da diverse esperienze.

Nel 1965 girò, in terra viterbese, un altro classico, “Uccellacci e uccellini”, una favola surreale e poetica, interpretata magistralmente da Totò ed ambientata nelle verdi colline che fanno da sfondo alle basiliche romaniche di Tuscania, tra rocce scoscese e lussureggiante vegetazione.

Un paesaggio dolcemente malinconico come l’animo del grande Pasolini. La vallata sembra un angolo di paradiso, tagliato dai torrenti.

Pier Paolo Pasolini dunque si innamorò nel 1964, esplorando la Tuscia, della torre di Chia e, nel 1970, ne divenne il proprietario. Oggi, però, la Torre di Chia è in vendita.

Chi volesse acquistarla, dovrebbe pagare 800mila euro.
Sono 185 metri quadrati di storia. Pasolini lì, nel 1974, passò il suo ultimo Capodanno insieme ai fratelli Taviani e a Bernardo Bertolucci.

La torre inizialmente era un rudere, ma fu arredata e sistemata da Pasolini e Ninetto Davoli.
Il soffitto era di bronzo e c’erano molti libri, ma i ladri sono entrati e ne hanno presi alcuni.
Da una parte ci sono le forti mura, che sono antiche,; dall’altra la torre è in legno e vetro, con tante finestre luminose affacciate sul parco, vicino alle cascate. Luce e ombra, come nella vita di Pasolini.

Un luogo dell’anima; uno scrigno prezioso di ricordi e di storia che per gli ultimi eredi di Pasolini ha dei costi di gestione insostenibili.

I parenti del grande scrittore e regista hanno provato a coinvolgere le istituzioni per gestire la torre “della poesia”, dove ha vissuto anche lo scultore Richard Lippold, ma non è stato semplice.

Si cercano dunque dei possibili acquirenti, sperando possa essere presa da qualche fondazione o associazione culturale, magari per farci un museo dedicato a Pasolini. Anche il Sindaco di Soriano si
è interessato, facendola stimare.
Sarebbe opportuno che la torre restasse un bene pubblico, dedicato al grande artista.

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