Poveri noi: con IMU e TASI la patrimoniale è servita

In arrivo gli aumenti delle aliquote previsti dalla legge di bilancio. La stangata si farà sentire con il pagamento del saldo a dicembre. Salvo l’acconto di giugno che segue le vecchie regole

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La patrimoniale è già arrivata. Entro il prossimo 17 giugno i proprietari di immobili sono chiamati a pagare l’acconto per l’Imu e la Tasi relativo all’anno 2019. Dovranno ciò versare nelle casse dei Comuni (e dello Stato per la parte di sua competenza per gli immobili di categoria catastale D) oltre 10 miliardi di euro e questo per il settimo anno di fila (a partire, cioè, dalla riforma Monti del 2012, per un totale complessivo di prelievo che nel 2019 raggiungerà i 150 miliardi di euro).

La novità principale di quest’anno è che i Comuni a differenza del triennio scorso potranno deliberare aumenti delle aliquote per le varie tipologie di immobili sottoposte alle due imposte (quali, per esempio, abitazioni principali di categoria catastale A1, A8 e A9, seconde case, negozi, aree edificabili ecc.).

La sorpresa degli aumenti arriverà con il saldo quando saranno applicate le nuove aliquote. Per l’acconto quindi tutto resta invariato, come lo scorso anno, grazie al blocco in vigore dal 2016. L’importo da versare è pari al 50% di quanto dovuto l’anno precedente.

tasseRicordiamo che l’imposta non si paga sulla prima casa, ovvero sull’immobile nel quale il proprietario abita ed è anagraficamente residente, in caso di nuda proprietà, o ereditata dove abita il coniuge superstite o assegnata dal giudice all’ex coniuge. Sono sottoposti alla tassa, invece, gli immobili di lusso, ossia di categoria a/1, A/8 e A/9.

Esente anche la prima casa del personale delle forze dell’ordine, a prescindere dalla residenza, e quella degli anziani trasferiti in casa di cura. In entrambi i casi l’immobile non deve essere dato in locazione.

La Tasi segue le stesse regole. Veniamo ora agli sconti. Per chi, genitori o figli, ha, oltre la propria, una sola altra casa concessa sotto forma di comodato nello stesso Comune è previsto lo sconto del 50%. Sconto invece del 25% per chi ha affittato un appartamento a canone concordato.

Le aliquote massime sono fissate per legge, e non possono superare lo 0,4% per la prima casa appartenente alle categorie di lusso, e lo 0,76% per gli altri immobili, compresi i terreni. I comuni possono aumentarla o diminuirla sino a 0,3 punti percentuali: l’aliquota può, pertanto, oscillare da un minimo di 0,46% a un massimo di 1,06%. Per la Tasi l’aliquota è lo 0,1% ma i Comuni possono alzarla fino allo 0,25%. La somma di Imu e Tasi può arrivare fino ad un massimo dell’1,4%. I Comuni che già hanno raggiunto il tetto non potranno deliberare aumenti mentre gli altri avranno mani libere. Tutti dovranno comunque pubblicare le delibere sul sito del Ministero dell’economia entro il 28 novembre prossimo. Su questa base dovrà essere calcolato il saldo a dicembre. La città in cui la pressione fiscale per le imposte locali sugli immobili è risultata più alta è Roma: nella Capitale ogni nucleo familiare ha versato un importo medio pari a 2.267 euro.

Ricordiamo che l’IMU e la TASI si calcolano moltiplicando la rendita catastale, rivalutata del 5%, per il coefficiente relativo alla tipologia del proprio immobile, ottenendo l’imponibile a cui poi si applica l’aliquota decisa dal Comune.

Altre novità potrebbero essere dietro l’angolo. L’apertura della procedura d’infrazione per l’Italia rischia di avere ricedute sul patrimonio immobiliare. I tecnici di Bruxelles non hanno mai fatto mistero di voler colpire quella che è la forma principale di investimento degli italiani, e di tornare alla tassazione sulla prima abitazione introdotta dal governo Monti. La Confedilizia ha calcolato che l’attuale sistema di tassazione sulla casa produce un gettito di circa 40 miliardi di euro l’anno. Con le indicazioni europee, si potrebbe arrivare anche al triplo. Il che vuol dire che per le famiglie italiane saremmo di fronte a una patrimoniale senza precedenti. D’altronde nelle raccomandazioni di Bruxelles c’è scritto chiaro e tondo che per ridurre il debito bisogna far ricorso a misure straordinarie. Altro che taglio delle tasse.

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