Presidente della Repubblica italiana fra storia e previsioni. Ma quanto guadagna?

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Manca poco al 24 gennaio, giorno in cui le Camere sono convocate in seduta comune per il primo scrutinio per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica italiana.

È già iniziato, anche fra i viterbesi, il toto – Capo dello Stato.
L’attuale, Sergio Mattarella, ha già detto di non essere disponibile per un secondo mandato, nonostante le richieste da parte di alcune forze politiche, che faticano a trovare un accordo comune su un nome.

Finora, il Centrodestra aveva proposto quello di Silvio Berlusconi, che però è stato rifiutato da Partito democratico e Movimento Cinque Stelle, che continuano invece a insistere per una figura condivisa da tutti.
Aspettando nomi ed elezioni, vediamo quanto guadagna il Presidente della Repubblica italiana. 

Sul sito del Quirinale è possibile verificare il bilancio per la presidenza della Repubblica. Come si vede dalle previsioni per il triennio 2021-2023, l’anno scorso la dotazione annuale è stata di 224 milioni di euro.
239 mila euro lordi all’anno. Tenendo conto della tredicesima mensilità, significa circa 18.300 euro al mese. Uno stipendio sicuramente elevato, che però non costituisce un primato nel mondo. Il primo ministro di Singapore, percepisce 1,61 milioni di dollari all’anno e Joe Biden, presidente degli Stati Uniti, ogni anno guadagna 400 mila dollari.

A norma della Costituzione repubblicana, in Italia non è previsto, almeno in via formale, l’istituto della vicepresidenza. In caso di impedimento del Presidente della Repubblica, è il Presidente del Senato, seconda carica dello Stato, a essere chiamato a esercitarne le funzioni in supplenza (art. 86 della Costituzione). In questo caso, assume il titolo non ufficiale di Presidente supplente della Repubblica Italiana.

Il primo presidente eletto secondo le modalità previste dalla Costituzione fu Luigi Einaudi.

Il presidente eletto con il più ampio margine fu Sandro Pertini, nel 1978, che raggiunse l’82,3% dei consensi (832 voti su 1011). Giovanni Leone fu invece il presidente eletto, nel 1971, con il minor numero di consensi: il 51,4% (518 voti su 1008). La sua elezione fu anche la più difficile e lunga della storia repubblicana, in quanto richiese 23 scrutini, protraendo i lavori parlamentari per quasi 25 giorni. Le elezioni più brevi furono invece quelle di Francesco Cossiga (1985) e Carlo Azeglio Ciampi (1999), eletti entrambi al primo scrutinio.

Antonio Segni fu il primo presidente a dimettersi anticipatamente, a causa di un ictus. Successivamente, Giovanni Leone (nel 1978) e Francesco Cossiga (nel 1992) si dimisero pochi mesi prima del termine del loro mandato a causa di contrasti con il Parlamento e i media.

Giorgio Napolitano è stato il primo, e fino ad oggi unico, presidente ad essere eletto per più di un mandato, diventando quindi anche il presidente più a lungo in carica (8 anni e 244 giorni). La presidenza più breve è invece quella di Enrico De Nicola (appena 4 mesi e 12 giorni da presidente).

Il presidente più giovane al momento dell’elezione è stato Cossiga, eletto a 56 anni; il più anziano è stato Napolitano, eletto per il secondo mandato a 87 anni; il più anziano al momento dell’elezione per il primo mandato è stato Pertini, eletto a 81 anni.
Nella storia, tre presidenti provenivano dalla Campania: De Nicola, Leone, Napolitano;
tre dal Piemonte: Einaudi, Saragat e Scalfaro;
dalla Toscana: Gronchi, Ciampi; dalla Sardegna: Segni e Cossiga; dalla Liguria: Pertini e dalla Sicilia: Mattarella.

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