Torna in uso il vecchio sistema del "panem et circenses" per far dimenticare al popolo la dura realtà quotidiana

Italia narcotizzata: andiamo a rotoli e pensiamo a Sanremo!

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Dalla metà di ottobre, molti ancora in brache di tela sui soleggiati lidi, cominciò l’ indegno martellamento del nevoso e super-commerciale Natale (ciao festa religiosa!) che uno manco si ricordava che cosa mai si dovesse festeggiare quel lontano giorno di dicembre… E giù con mitragliate di offerte, occasioni, novità abbinate a idilliaci quadretti di famiglie al desco intente (ma perchè, se nessuno si curava di rammentarne il profondo significato?).

Indi, appena transitata per la cappa del camino la generosa Befana – altra regalomania, altro indefesso giro di shopping – non abbiamo fatto in tempo a respirare un dì che hanno provveduto a propinarci a bomba i retroscena, le assurdità, le minchiate, i colpi bassi dell’ incombente italico (e appassito) rito rivierasco della canzone, quest’ anno affidato a quel fervido intellettuale, gradevole conduttore di giochini e quizzetti tivù, che risponde al nome di Amedeo Umberto Sebastiani, alias Amadeus, 57enne ravennate dal curriculum traboccante di candidature all’ Oscar della battuta più fessa e scontata…

E, dunque, via col vento della sfrenata “Sanremo-machia”, nel 2020 guerra ancora più fetente e cattiva di prima, in cui anche la politica d’ accatto – in crisi nelle battaglie vere, leggi regionali e sopravvivenza del governo dei “morti viventi” – ha dato il suo meglio, con l’ indaffarato segretario Pd-pres reg Lazio che si è indiscutibilmente aggiudicato il record della dichiarazione più solenne e più insulsa della pre-kermesse, esortando da par suo i boss dell’ evento sanremese a compiere “passi avanti, non passi indietro”, intendendo probabilmente di renderlo il più possibile funzionale alla esangue propaganda della sinistra sardinizzata, di infarcirlo di personaggi (palestinesi in primis, abbiamo visto) dal predicozzo facile e globalista.

Il direttore Giovanni Masotti

Ne sono scaturiti aspri conflitti e rimpalli, nonché imbarazzanti balbettii del malcapitato direttore artistico-ex disc jockey da balera, il quale – anello debole di una perversa catena – ha infilato una gaffe dietro l’ altra invitando a braccia aperte persino un cantante in odore di avere esaltato il femminicidio! Insomma, “panem et circenses” (non importa se al veleno) pur di narcotizzare il popolo italiano e tentare di distoglierlo dai problemi autentici e pressanti che rendono difficile la sua vita di tutti i giorni e seminano incertezza sul futuro.

Meglio dilungarsi sulle stronzate di Amadeus – no? – piuttosto che denunciare i “misfatti” fiscali dell’ esecutivo rossogiallo e le indegne mancette assegnate in extremis da Conte agli emiliani nel disperato cimento di rabbonirne il voto! Meglio alzare cortine e attese fumogene sul malridotto Festival di Sanremo e difendere a denti stretti le supreme ragioni del suo inzeppamento di “artisti” e bellone dal cachet stratosferico, piuttosto che raccontare alla gente come e perché, dati alla mano, questo povero paese sta andando a scatafascio! Chissenefrega del teatro Ariston e dei bellimbusti e delle ninfette che lo assedieranno a giorni…

A noi interessa di più ciò che accadrà dalla tarda serata di oggi nelle urne di Emilia-Romagna e Calabria. Godetevi lo spettacolo e divertitevi, se ci riuscite (con quell’ indigesto  menù). Noi ve lo auguriamo. Ma prima la resa dei conti… O di Conte.

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