La prima cittadina di Viterbo non intende arrendersi e valuta l'opportunità di adire le vie legali

Privatizzazione Talete, no dall’assemblea dei sindaci a ripetere la votazione

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Vagliare l’opportunità di adire le vie legali.

Dopo il “niet” arrivato dall’assemblea dei sindaci Talete alla richiesta di ripetere la votazione – avvenuta a due giorni dalle elezioni – sulla privatizzazione della Spa idrica, alla prima cittadina di Viterbo non resta che sondare l’opportunità di adire le vie legali. Come da mandato del consiglio comunale.

Ma Chiara Frontini non intende assolutamente arrendersi, nonostante la battuta d’arresto, purtroppo prevedibile, certificata dall’assemblea dei sindaci-soci.

La prima cittadina intende verificare di persona se quelle strade alternative che Talete e Provincia dichiarano di aver percorso, prima di avviare le procedure per la cessione del 40% di quote ai privati, siano davvero impraticabili.

Ad iniziare dal chimerico prestito Arera da 40 milioni di cui si favoleggia da anni e che è costato alle tasche dei cittadini ripetuti e pesanti adeguamenti tariffari. Perché, come ci hanno raccontato nel tempo, erano condizione indispensabile per ottenere quel finanziamento.

Rincari e aumenti delle bollette si sono succeduti ma niente prestito Arera.

Sembra che la sindaca abbia già chiesto un appuntamento all’Autorità.

Dispersa nella nebbia di una questione con poche luci e molte ombre anche la due diligence finalizzata a verificare la reale situazione economico-finanziaria della Spa idrica. Strumento che consentirebbe di conoscere il valore della società e poter quindi stabilire anche il valore delle quote che si intende cedere.

Nessuna azienda seria venderebbe ‘al buio’ parte dei suoi beni. O no?

La battaglia si preannuncia lunga.

E a sostenere la sindaca di Viterbo ci sono soltanto i sette primi cittadini che il 10 giugno, e anche nelle precedenti assemblee, hanno votato contro l’ingresso dei privati.

 

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