Progetto Nocciola Italia, tutte nella Tuscia le aziende partner della Ferrero. Ed è scontro

Continua, tra botta e risposta istituzionali, la "battaglia delle nocciole" tra difensori e detrattori della monocultura.

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Continua, senza esclusione di colpi, la guerra delle nocciole e, dagli ambiti istituzionali si passa alla pubblica piazza.

Qualche giorno fa era stato il sindaco di Caprarola, Eugenio Stelliferi, a gettare acqua benzina sul fuoco sull’argomento, sempre caldo, della corilicoltura, minacciando di denunciare, come già fatto tempo fa in un incontro in Provincia: “di denunciare chiunque continui a procurare allarme danneggiando l’economia del territorio dicendo che il lago di Vico è inquinato per colpa degli agricoltori che usano i fitofarmaci”.

La risposta di Famiano Crucianelli, presidente del bio-distretto delle Forre e della Via Amerina non si è fatta attendere, sia pubblicamente  che in un’intervista rilasciata all’Internazionale: “Questo piano sta portando alla radicale trasformazione del paesaggio e a un’irreversibile perdita di biodiversità. La nocciola è una grande risorsa per questa zona, ma va coltivata nel rispetto dell’ambiente. Qui si fa un uso eccessivo di chimica e si sta compromettendo un territorio intero, convertendolo in una monocoltura”.

Di tutt’altro avviso, Pompeo Mascagna, presidente di Assofrutti, la principale Organizzazione di produttori della Tuscia, secondo il quale: “La nocciola è la coltura che richiede meno trattamenti in assoluto. Trovo assurdo parlare di monocoltura, quando abbiamo 22mila ettari coltivati a nocciola su 260mila totali nella provincia di Viterbo, è meno del nove per cento.”

Una battaglia senza esclusione di colpi, insomma, e non potrebbe essere altrimenti, visti i giganteschi interessi in ballo.

Negli ultimi anni, infatti, la Ferrero ha lanciato il progetto Nocciola Italia, con l’obiettivo di aumentare le le superfici coltivate di circa 20mila ettari, passando dagli attuali 70mila ad almeno 90mila.

La provincia di Viterbo, con 22mila ettari, rappresenta il colosso della produzione italiana e circa un terzo del totale nazionale.

L’obiettivo della Ferrero, nel 2025, è quello di incrementare le produzioni di altri diecimila ettari e questo progetto ha portato il proliferare di nuove piante anche in terreni dove erano pressochè sconosciuti fino a poco tempo fa.

Proprio l’Assofrutti ha stretto un accordo pluriennale con la Ferrero consegnandole il 75 per cento della produzione.

Tutte le cinque aziende del Lazio (Agrifarnese-Azienda Agricola Stelo -Baldi Maurizio-Stelliferi Pietro-Vignolini) con le quali la “regina della Nutella” ha pianificato il progetto Nocciola Italia sono, del resto, della provincia di Viterbo, quindi è ovvio che la questione tocchi da vicino sia i produttori che i cittadini.

Il rischio, concreto, è quello di finire come in Turchia, dove è stato suggellato una sorta di matrimonio d’interesse: la Ferrero compra, infatti, circa un terzo della produzione turca di nocciole, e, di conseguenza, i produttori locali trovano nell’azienda piemontese un partner di cui non possono più fare a meno.

Salvo le malcelate insofferenze degli ultimi tempi. Sono sempre più frequenti, infatti, le dimostrazioni di intolleranza degli abitanti dei villaggi, i cui muri si stanno riempendo di scritte minacciose: “Ferrero assassina di nocciole! Fuori dal nostro paese. Via le tue sporche mani dalle nostre nocciole”.

Una reazione violenta motivata dal fatto che, come spiega Rifki Karabulut, direttore dell’unione degli ingegneri agricoli di Giresun, sempre dalle pagine dell’Internazionale:  “Ferrero è il vero ministro dell’agricoltura. E’ l’azienda italiana a stabilire i prezzi e a rendere gli agricoltori dipendenti dalle loro politiche”.

Una sorta di cartello quindi, che non lascia presagire nulla di buono per la sorta di monopolio che si va diffondendo nella Tuscia.

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