Proroga stato di emergenza, Ciucciarelli (CPI): “Conte Narciso colpisce ancora, centrodestra senza coraggio”

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La proroga dello stato di emergenza potrebbe segnare, oltre alla morte della democrazia, la definitiva morte del governo Conte.

L’impressione, fondata sui numeri politici piuttosto esigui che l’esecutivo ha in Senato, è che la proroga sia per grillini, renziani e piddini l’ultimo appiglio a cui aggrapparsi prima della definitiva ed inevitabile resa. Il futuro del Paese al tramonto del Governo che forse è stato il peggiore dopo quello catastrofico targato Mario Monti è incerto come non mai: elezioni? Forse un’illusione. Nuovo rimpasto con alleanze improbabili? Utopistico. Potrebbe peró manifestarsi un autentico spettro, ovvero quello di un governissimo (che sarebbe meglio definire governo tecnico) tanto caro alle èlite nostrane.

Fare un’analisi lucida del quadro politico italiano in questo momento in cui gli asset economici sono letteralmente tremebondi e falcidiati, i partiti dicono tutto ed il contrario di tutto ed il Covid aleggia sulle nostre teste come un avvoltoio è davvero difficile.

L’unico esponente politico viterbese, seppur non istituzionale, a voler tentare questa impresa è stato Umberto Ciucciarelli, candidato alla Camera alle scorse elezioni nelle liste di CasaPound a Viterbo.

Ciucciarelli analizza la figura del Premier paragonandolo a Narciso ed attacca neanche tanto velatamente il centrodestra (Lega e Fratelli d’Italia) puntando il dito verso una loro mancanza di coraggio.

Umberto Ciucciarelli

“E’ successo nuovamente. Quasi in sordina. Sarà l’afa che distrae, sarà la maestria con la quale viene ignobilmente dirottata l’attenzione dell’opinione pubblica, sarà che in molti sono già occupati a capire come sbarcare il lunario ogni santo giorno visto che i postumi economici dell’epidemia SARS-CoV-2 pesano tremendamente su molti bilanci familiari.

Fatto sta che Giuseppe Conte ha colpito ancora.

L’uomo – prosegue Ciucciarelli –  è innamorato del suono della sua voce, novello Narciso regnante su uno stuolo di milf che ricordano tanto l’ormai silente esercito di sostenitori social del M5S nei giorni in cui non se ne poteva neanche pronunciare l’acronimo. Almeno questo, un tempo finalmente archiviato.

Chi ancora appare non archiviabile è lui, l’impeccabile avvocato senza un voto – è bene ricordarlo sempre – che tiene sotto scacco da mesi le istituzioni repubblicane di ogni ordine e grado, cominciando dal Parlamento per finire con la Corte Costituzionale transitando per il Presidente della Repubblica.

E che ieri l’altro ha pensato bene di prolungare motu proprio lo Stato d’Emergenza fino al 31 dicembre.

Certo, non avevamo bisogno di questo ulteriore atto per stabilire che l’Italia vive in una democrazia sospesa. Il deficit di rappresentanza risulta endemico ad un sistema partitico che esprime ai massimi livelli personale politico -tanto a sinistra quanto a destra grillini compresi- affatto emerso dalla dialettica dei territori ma esclusivamente gradito a vertici che nessuno può mettere in discussione -ma questa è un’altra storia”.

Ciucciarelli poi cita Sebino Cassese:

“Nel merito, il professor Sebino Cassese (costituzionalista e giudice emerito della Corte Costituzionale) così si è espresso in un recente articolo sul Corriere della Sera: “Manca il presupposto della proroga: non basta che vi sia il timore o la previsione di un evento calamitoso. Occorre che vi sia una condizione attuale di emergenza. Perché prorogare lo stato di eccezione, se è possibile domani, qualora se ne verificasse la necessità, riunire il Consiglio dei ministri e provvedere? Urgenza non vuol dire emergenza. Occorre evitare l’accentramento di tutte le decisioni a Palazzo Chigi. E questo non solo perché finora si sono già concentrati troppi poteri nella Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma anche e principalmente perché l’accentramento crea colli di bottiglia e rallenta i processi di decisione”.

Secondo Cassese, la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza ‘è inopportuna perché il diritto eccezionale non può diventare la regola. Proprio per questo sia la legge che lo prevede, sia la costante giurisprudenza della Corte Costituzionale hanno insistito sulla necessaria brevità degli strumenti derogatori, perché non è fisiologico governare con mezzi eccezionali. Questi possono produrre conseguenze negative non solo per la società e per l’economia, creando tensioni nella prima e bloccando la seconda, ma anche per l’equilibrio dei poteri, mettendo tra le quinte (ancor più di quanto non accada già oggi) il Parlamento e oscurando il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale, al cui controllo sono sottratti gli atti dettati dall’emergenza’.

Poco da aggiungere, se non che è proprio sull’istituzionalizzazione dell’emergenza che talune fortune politiche ed economiche si sono costruite, di regola alle spalle del contribuente.

Di certo, non v’è nulla di più distante dagli interessi del popolo”.

“Da militante politico e da semplice cittadino – continua –  credo che questa auto-assegnazione dei pieni poteri da parte di un non-eletto personaggio inviso alla gente ma gradito alle élite sia un altro segno dei tempi.

Sarebbe interessante conoscere i nomi degli ‘esperti’ che Le hanno consigliato di prolungare uno stato di emergenza epidemiologica che non esiste egregio presidente, che è una palese invenzione a scopi politici.

Si metta l’anima in pace, Giuseppe Conte.

Lei è un altro strumento inventato per fare il lavoro sporco, perfettamente sacrificabile quando spirerà il vento delle elezioni e sarà necessario addossare ogni colpa a qualcuno per tornare candidamente a spacciare ricette salvifiche dopo il disastro economico che state provocando. E sono scene già viste.

Infine, se gli affatto insignificanti gruppi parlamentari di Lega e Fratelli d’Italia avessero messo in campo in questi mesi il coraggio, il sapere ed il sacrificio di se’ stessi necessari a smuovere davvero le coscienze dei liberi e forti forse non ci troveremmo a questo punto.

Perchè è piuttosto evidente come gli ambienti governativi abbiano percepito la controparte come flebile ed arrendevole su questioni di principio che invece gridano vendetta.

Non è più tempo di acqua alle rose. 

E – conclude Ciucciarelli – mai come adesso si percepisce in ogni strato popolare come sarebbe stata necessaria una forza di autentica rottura a Montecitorio e Palazzo Madama come quella cui mi onoro di appartenere”.

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