Riceviamo e pubblichiamo

Pulizia città: sui migranti volontari la società La Cascina ci scrive e precisa

L’amministrazione del Gruppo La Cascina rettifica e precisa in merito al nostro articolo “Il pasticcio dei 60 migranti che dovevano strappare le erbacce”.

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Pasticcio sui migranti che dovevano strappare erbacce

“In merito all’articolo “Il pasticcio dei 60 migranti che dovevano strappare le erbacce”, scritto dal giornalista Stefano Marini Balestra e da voi pubblicato in data 5 marzo 2019, all’amministrazione del Gruppo La Cascina preme rettificare e precisare quelle dichiarazioni fuorvianti, non corrispondenti al vero che risultano diffamatorie del proprio operato.

Nell’articolo ogni riferimento ai fatti di “Mafia Capitale” lede profondamente l’immagine e la reputazione dell’azienda nella quale, ogni giorno, lavorano migliaia di persone con professionalità e dedizione.

Alla luce di quanto contestato, la dirigenza tiene a rilevare diverse imprecisioni nel corpo dell’articolo e in special modo nell’ultimo paragrafo quando s’insinua la misteriosa sparizione dei sessanta migranti. I migranti coinvolti nel progetto d’integrazione sociale, promosso a suo tempo dalla cooperativa sociale Tre Fontane in piena collaborazione con la Prefettura e il Comune di Viterbo, sono 80 volontari che prestano il proprio servizio due volte al mese in favore dei cittadini e della comunità.

Il Gruppo La Cascina vuole altresì contestare gli inappropriati e fuori luogo richiami all’inchiesta Mafia Capitale. Bisogna precisare che in data 27/7/2015 il decreto di amministrazione giudiziaria emesso dal Tribunale di Roma ha confermato che, ai sensi dell’art. 34 del D.Lgs. 159/11, La Cascina “non ha alcuna preclusione, anche solo temporale, alla partecipazione/aggiudicazione alle gare di appalto e ciò anche con riferimento alle procedure le cui offerte sono state presentate prima dell’adozione del provvedimento prefettizio…, anche in considerazione del gravissimo e irrimediabile danno che deriva alle attività aziendali“. Tale circostanza sin dal mese di agosto del 2015 ha determinato la sospensione e poi la revoca delle misure interdittive. Inoltre il 26/07/2016 il Tribunale di Roma ha notificato ai dirigenti del Gruppo La Cascina la revoca della misura dell’amministrazione giudiziaria, la restituzione delle società ai soci e il reintegro dei preesistenti Consigli di Amministrazione. Pertanto la Cascina e tutte le imprese afferenti al Gruppo sono pienamente abilitate ai operare nel mercato.

Il Gruppo ritiene inoltre inopportuna la citazione su Carmine Parabita, già dirigente de La Cascina Cooperativa, prematuramente scomparso nel 2017.

Pertanto il passaggio sull’impossibilità per il Gruppo e le cooperative ad esso legate di gestire i centri d’accoglienza e promuovere progettualità di inclusione sociale è da ritenersi a tutti gli effetti speculativo, fuorviante e lesivo dell’immagine del Gruppo.

L’amministrazione della società auspica che ogni informazione possa essere resa nel rispetto del diritto di replica, garantendo che ogni parte possa fornire una propria versione dei fatti e delle circostanze che devono sempre essere suffragate da evidenze oggettive.

Si rammenta infine, ove necessario, che la legalità, la trasparenza e la correttezza della attività gestionale della Cooperativa e delle altre società del Gruppo La Cascina è stata a più riprese confermata dall’Autorità Giudiziaria. Pertanto la dirigenza de La Cascina sta valutando unitamente ai propri legali ogni azione appropriata da intraprendere nei confronti delle espressioni diffamatorie. Si accerterà infatti la sussistenza dei presupposti per il reato di diffamazione tenuto conto che l’articolo è stato pubblicato senza che il giornale abbia dimostrato alcun interesse di entrare in contatto con la cooperativa o con alcuna impresa del Gruppo  per conoscerne la posizione”.

Cooperativa La Cascina

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