Qual è il presidente della Repubblica più amato dai viterbesi? Nel cuore di molti è rimasto Sandro Pertini

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Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini rende omaggio alle salme del Prefetto di Palermo Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa e di sua moglie Emanuela Setti Carraro

Sarà lunga come il famoso conclave viterbese l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica italiana?

La fumata di ieri al terzo scrutinio è risultata ancora nera. Per raggiungere il quorum servivano 673 voti.
Crosetto ha raggiunto 114 preferenze. Il presidente uscente Mattarella 120 voti. I presenti e i votanti sono stati 978, le schede nulle 22 e 84 i voti dispersi.

Ma quale, fra i presidenti della Repubblica italiana della storia è più caro ai viterbesi?

Mattarella, con la sua pacata risolutezza, sicuramente è stato molto amato. Eppure nel cuore di molti viterbesi è rimasto Sandro Pertini, che sapeva parlare con chiarezza e semplicità alla gente.

Il 15 giugno del 1978, su una scena politica già sconvolta dall’assassinio di Aldo Moro per mano delle Br, piomba la notizia delle dimissioni di Giovanni Leone, costretto a lasciare anzitempo il Quirinale in seguito allo scandalo Lockheed. Con sei mesi di anticipo sulla scadenza naturale, il Parlamento si trova a dover trovare un successore.

Quell’anno la maggioranza si è allargata al Pci, che sostiene il governo delle larghe intese di Andreotti, nato proprio il giorno del rapimento Moro.

Il Psi è guidato da Craxi, che durante il sequestro del presidente della Dc, si è dissociato dalla linea della fermezza e ha chiesto l’avvio di una trattativa con i brigatisti. La Dc è nelle mani di Benigno Zaccagnini, fautore del compromesso storico, mentre a Botteghe Oscure regna il carismatico Enrico Berlinguer, che però deve tenere a bada i malumori dei militanti ostili alla collaborazione con la Dc.

Per il Quirinale si è ormai imposta la regola dell’alternanza: sette anni un laico, nel settennato seguente un cattolico. Dopo il democristiano Leone, tocca dunque a un laico. Il segretario del Pri Ugo La Malfa non nasconde le sue mire, ma Craxi vuole che al Quirinale arrivi un socialista. Il 29 giugno, giorno della prima votazione, Montecitorio è sorvegliata da carabinieri armati di mitra, pronti a fronteggiare eventuali blitz terroristici.

Craxi non punta su Sandro Pertini: l’ex presidente della Camera, ormai ottantunenne, non è allineato, perchè troppo indipendente. I socialisti puntano su altri due autorevoli personaggi, che Craxi, a torto o ragione, reputa più affidabili: l’ex ministro Antonio Giolitti e il giurista Giuliano Vassalli. Ma Berlinguer non è disposto ad avallare i disegni di Craxi e mette il veto su Vassalli (troppo schierato a favore della trattativa con le Br) e fa per primo il nome di Pertini: dal punto di vista di Botteghe Oscure, l’anziano socialista savonese, con il suo passato glorioso di partigiano e incorruttibile antifascista, è il candidato ideale.

Per non farsi mettere nell’angolo, il 2 luglio il segretario del Psi fa propria la candidatura di Pertini, in un momento in cui la Dc non ha ancora deciso il da farsi.

Pertini scrive una lettera a Craxi in cui dice che è pronto a candidarsi solo a patto di essere appoggiato da tutto l’«arco costituzionale». Craxi spera di aver archiviato la scomoda pratica e ricomincia a lavorare per Giolitti. Pertini, in realtà, ha capito che giocando bene le sue carte può farcela davvero. Alla fine anche Craxi deve fare di necessità virtù: preso atto che le candidature di Giolitti e Vassalli non decollano (quest’ultimo alla decima votazione ottiene 429 voti con oltre 100 schede bianche) , deve accettare di far tornare in pista Pertini, che nel frattempo ha avuto anche l’assenso della Dc. È Zaccagnini a comunicare la notizia al diretto interessato. Pertini la riceve mentre si sta preparando per partire per Nizza, dove lo aspetta la moglie Carla Voltolina per le vacanze estive. È sabato 8 luglio e al sedicesimo scrutinio arriva l’elezione con un’ampia maggioranza: 833 voti su 995, praticamente tutti i partiti tranne l’estrema destra.
La presidenza di Pertini è ricordata anche per la sua presenza a Vermicino, quando si cercava di salvare il piccolo Alfredino Rampi, caduto in un pozzo artesiano.

Per la sua felicità, che era anche quella degli italiani, alla vittoria dei Campionati mondiali di calcio del 1982; per i suoi discorsi di fine anno così decisi e ricchi di valore.

Pertini e la sua pipa sembrano non avere rivali fra gli abitanti della Città dei Papi.

Molti però hanno apprezzato anche le “picconate” di Francesco Cossiga o la decisione di Napolitano.

In attesa dell’elezione del nuovo Capo dello Stato, non ci resta che ripercorrere la storia dei Presidenti del passato, che è anche la storia della nostra nazione.

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