La Farnesina si dimostra ancora una volta impalpabile: l'approccio dell'Italia nei confronti del terrorismo si conferma controproducente. Quando decideremo di reagire con fermezza ai terroristi? E quel tweet della Lorenzin...

Quando reagiremo al terrorismo?

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Luca Attanasio, 44 anni e padre di tre figlie. Era all’ambasciata italiana in Congo dal 2017

Sono le 9 in Italia quando a Kanyamahoro (Congo) un commando di terroristi entra in azione ed assalta il convoglio Onu dove sono presenti l’ambasciatore italiano Luca Attanasio ed il carabiniere Vittorio Iacovacci, rapendoli di fatto. Nello scontro a fuoco perde la vita l’autista Mustapha Milambo. A bordo del convoglio delle Nazioni Unite c’erano in tutto sette persone e, sentiti i primi spari degli assaltatori, i rangers congolesi hanno intrapreso una controffensiva, accorgendosi però che l’ambasciatore ed il carabiniere erano stati rapiti.

Niente da fare, purtroppo le autorità di Virunga non riusciranno a strappare al loro tragico

Vittorio Iacovacci, 30 anni, è il carabiniere che ha perso la vita nell’attentato di oggi

destino Attanasio e Iacovacci. Durante lo scontro a fuoco ingaggiato dai ranger del parco, il nostro ambasciatore rimarrà fatalmente colpito ed i terroristi si daranno alla fuga portandosi dietro il carabiniere, che sarà freddato dopo circa un chilometro e mezzo.

Attanasio era senza scorta poiché la strada in cui è avvenuto l’attacco era stata ritenuta “sicura” e quindi senza necessità di scorta. A questo proposito, le autorità Wfp hanno dichiarato che “il convoglio era stato autorizzato senza scorta di sicurezza”. Non è ancora chiara la matrice dell’attentato, alcune fonti descrivono gli attentatori come appartenenti ai ribelli ruandesi, che molto spesso sconfinano per rubare, uccidere e rapire. Sono infatti molte le milizie armate che agiscono nella zona dei monti Virunga, fra Congo, Ruanda e Uganda, e molto spesso prendono di mira i ranger del parco, famoso per i gorilla di montagna. L’ultima imboscata aveva avuto luogo lo scorso 11 gennaio, in quell’occasione persero la vita sei rangers congolesi.

Il tweet della discordia comparso sul profilo Twitter di Beatrice Lorenzin

Altri due servitori dello Stato hanno quindi perso la vita mentre stavano svolgendo le proprie funzioni. La notizia è stato un autentico fulmine a ciel sereno, immediati i messaggi di cordoglio da parte del Presidente Sergio Mattarella e di Mario Draghi, seguiti a ruota da moltissimi altri esponenti della politica. Anche il ministro degli Esteri, Luigi di Maio, ha espresso vicinanza alle famiglie delle due vittime. Non passa inosservato lo scivolone dell’ex ministro Beatrice Lorenzin, che ha fatto purtroppo intendere come un cittadino italiano, morto a migliaia di chilometri lontano da casa nell’adempimento del proprio dovere, sia soltanto un misero nome da inserire in un tweet di un politico a caso.

Eppure, è il caso che proprio Di Maio colga questa triste occasione per fare alcune riflessioni. L’atteggiamento della Farnesina nei confronti del terrorismo (di qualsivoglia matrice, quella islamica compresa) si dimostra per l’ennesima volta fallace ed inadeguato. Dalle oscure trattative con gli jhiadisti per la liberazione di Silvia Romano all’immobilismo per quella di Patrick Zaki passando inevitabilmente per l’orrenda vicenda di Giulio Regeni, negli ultimi anni non si può dire che le strategie di mediazione italiane abbiano portato qualche risultato. Anzi, sono valse soltanto una discutibile collezione di figuracce internazionali.

Da quando l’Isis ed i cani sciolti del terrorismo islamico, con le loro bombe, hanno iniziato a colpire il cuore dell’Europa e dell’Occidente, i cittadini e gli Stati non hanno dato cenni di reazione. Pleonastico parlare dei concerti sulle note di “Imagine” di John Lennon e delle manifestazioni a colpi di gessetti colorati: chiunque si rende conto che queste contromisure sono ai limiti del carnevalesco e non contribuiscono affatto a far desistere i terroristi ed il terrorismo in generale.

Il punto è che se alcuni Paesi – su tutti Israele, Russia, Regno Unito e Usa – utilizzano una linea durissima che non prevede alcuna trattativa, eccezion fatta per alcuni casi particolari, altre Nazioni – come l’Italia, appunto – prediligono una linea morbida e controproducente come quella della mediazione passiva.

Proprio su questo dovrebbe iniziare a riflettere Mario Draghi e, più in generale, tutto l’apparato di intelligence italiano: quale linea adottare?

La linea morbida, quella che l’Italia adotta da molti anni a questa parte, comporta una serie di vantaggi, soprattutto a breve termine: plausibile rilascio dei sequestrati, nessuno spargimento di sangue, nessun rischio per ostaggi e uomini dei reparti speciali e rischi di rappresaglie quasi azzerati. Ma, se i benefici apparentemente potrebbero essere molti, gli svantaggi sono decisamente più brutali e deleteri dal punto di vista temporale. Potremmo parlare, ad esempio, del rischio di emulazione: i terroristi potrebbero valutare il metodo della mediazione con gli Stati come efficace, riproponendolo ai danni di altri cittadini o di altri diplomatici, che rischierebbero così di diventare obiettivi di sequestri. Inoltre, le mediazioni con il terrorismo lo legittimano e danneggiano l’immagine del Paese, costretto a doversi prostrare agli aguzzini degli ostaggi. Infine, prendendo come esempio il caso di Silvia Romano, i soldi versati ai terroristi come riscatto potrebbero essere reinvestiti in altri attentati, causando così lo spargimento di altro sangue innocente.

La cosiddetta linea dura (o linea Rabin) è indubbiamente più rischiosa ma, in caso di riuscita, lancia un chiarissimo segnale ai terroristi. Yitzhak Rabin, ex primo ministro israeliano, aveva una sua chiarissima visione: organizzare blitz per liberare gli ostaggi catturati anche nell’ipotesi in cui le possibilità di riuscita fossero quasi nulle ed il rischio di vittime elevato. La linea di Rabin risultò vincente in occasione dell’operazione Entebbe, quando il 4 luglio 1976 quattro C-130 carichi di soldati israeliani atterrarono in Uganda, liberarono 256 ostaggi ed uccisero i terroristi rientrando in Israele. Quella di Entebbe fu una delle più grandi operazioni anti-terrorismo della storia.

Come detto, anche Russia ed Usa optano per soluzioni rigide ed efficaci. In particolare, gli Spetsnaz russi in ben tre celebri operazioni (per chi volesse documentarsi, stiamo parlando della Shtorm 33 risalente al 1979, di quella al teatro Dubrovka nel 2002 e di quella alla scuola di Beslan nel 2004) riuscirono ad annientare completamente i terroristi e a salvare rispettivamente 750 ed 814 civili presi in ostaggio.

Insomma, l’Italia deve decidere. La vita di altri funzionari diplomatici all’estero non può e non deve più essere sacrificata. Ne va dell’immagine del Paese agli occhi del mondo. Quando reagiremo al terrorismo?

 

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