E' quanto accaduto in una classe elementare di Tarquinia: i bambini sarebbero dovuti stare in isolamento dal 24 ottobre al 6 novembre, ma la comunicazione è arrivata diversi giorni dopo

Quarantena comunicata con 6 giorni di ritardo: i genitori scrivono al Prefetto

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Un gruppo di genitori di Tarquinia ha invitato una lettera al Prefetto di Viterbo, Giovanni Bruno, per segnalare la situazione delle scuole nel Comune, dove ormai ai contagi si aggiungono anche criticità e disservizi nella comunicazione da parte delle autorità.

A causa dell’aumento dei casi, sia fuori che dentro le scuole, il sindaco Alessandro Giulivi lo scorso 30 ottobre ha decretato la chiusura degli istituti scolastici di ogni ordine e grado fino al 24 novembre, guadagnandosi il plauso di molti cittadini ma anche forti critiche da parte di altri.

Alcuni genitori hanno dunque scelto di rivolgersi al Prefetto di Viterbo per evidenziare le problematiche derivanti dal dilagare dell’emergenza Coronavirus con una missiva, che viene riportata da CivOnline:

“Siamo un gruppo di genitori della città di Tarquinia che vuole dar voce a quanto accaduto ai nostri figli frequentanti la scuola dell’infanzia, nella fattispecie 3°C plesso “L. Leoni” dell’Istituto Comprensivo ‘Ettore Sacconi’ – scrivono i genitori – Una premessa risulta doverosa: riteniamo fondamentale garantire ai nostri figli un idoneo diritto allo studio ma ci troviamo costretti a denunciare pubblicamente l’inadeguatezza dei protocolli adottati all’interno dell’istituzione scolastica, nonché alla mancata comunicazione tra gli organi preposti e coinvolti in questa vicenda. Ma andiamo ad esporre i fatti: in data 22 ottobre u.s. – si legge nella lettera – i nostri figli sono entrati a contatto con una insegnante risultata positiva al Covid-19 a seguito di tampone molecolare; della notizia ne siamo venuti a conoscenza tramite fonti esterne e non da canali ufficiali. Dalla data del 22/10 sono trascorsi poi molti giorni, nel silenzio, tenendo le famiglie all’oscuro di quanto si era verificato in ambiente scolastico. Tanto che i bambini hanno continuato a frequentare le lezioni in presenza fino a venerdì 30 ottobre, data in cui il Sindaco Giulivi ha emesso la tanto discussa ordinanza di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado. In data 2 novembre, in considerazione del perdurare di questo incomprensibile riserbo da parte della dirigenza scolastica, abbiamo inoltrato una pec con richiesta di spiegazioni; a questa, non seguiva una conforme e rituale risposta con adeguato mezzo tracciabile ma tramite una telefonata ad uno dei genitori della classe de quo con la quale si spiegava come la scuola non ha poteri fin quando non arrivino comunicazioni Asl quale organo preposto alla valutazione delle criticità“.

Nella stessa sera, – aggiungono – tramite messaggio whatsapp sulla chat della classe, le maestre comunicavano la misura della quarantena di tutta la classe dal 3 novembre al 6 novembre. La mattina seguente, il 3/11 quindi, dopo ulteriore istanza di un genitore alla scuola, soltanto lui riceveva una email dalla quale veniva a conoscenza che la misura della quarantena era intervenuta già dal 24 ottobre e fino al 6 novembre. La suddetta email recita così: ‘Facendo riferimento alla disposizione del dipartimento di prevenzione, equipe Covid-19 scuola sicura, pervenutaci in data 30/10 e protocollata dai nostri uffici in data 02/11/2020 con protocollo n. 4655/A36, si dichiara che gli alunni della sezione C plesso Leoni sono in quarantena dal giorno 24/10/2020 al 06/11/2020′: Sottolineiamo come ad oggi (mercoledì, ndr) 4 novembre, nessun altro genitore della classe ha ricevuto questa comunicazione ufficiale’.

I ritardi verificatisi in questa vicenda sono oggettivamente inaccettabili – scrivono – La Asl comunica una quarantena, a detta della scuola, il 30 ottobre ma che sarebbe dovuta partire il 24, mentre invece erano tutti tranquillamente in classe, senza mascherina (come da DPCM poiché di età inferiore a 6 anni), con il perdurare di atteggiamenti omertosi da parte della dirigenza scolastica. Vogliamo rimettere tutto questo alla Sua attenzione, insieme ad altri genitori di bambini frequentanti altre classi a cui è stato riservato lo stesso trattamento reticente, poiché ne va della salute pubblica e non si può accettare che dei bambini entrati a contatto diretto con un positivo possano essere abbandonati tra le lungaggini di un sistema che non corre veloce quanto il virus e che pertanto non garantisce né la salute dei nostri figli né delle famiglie coinvolte”.

“Vogliamo far tornare a scuola i nostri bambini ma non in queste condizioni – conclude la lettera – Vanno rivisti i protocolli oppure attuati al meglio quelli esistenti, senza colpevoli ritardi nelle comunicazioni e nelle effettuazioni dello screening. In conclusione, possiamo dire che la scuola si è dimostrata non sicura, con un contact tracing ormai saltato, non idonea al contenimento del virus e per questi motivi riteniamo meritoria qualunque azione fino ad ora intrapresa necessaria a fermare l’effetto domino ormai innescato all’interno delle classi, per riuscire a riaprire in condizioni di effettiva sicurezza al termine di queste tre settimane”.

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