Quarto record consecutivo di contagi. Il record nella scuola è della Regione Lazio

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(c)G.Lo Porto

Altro che “immunità di gregge”!

Ieri si è registrato il quarto record consecutivo di nuovi contagi: mai così tanti nel nostro Paese in 24 ore, dopo che, nella giornata precedente, era stata superata la soglia dei 10 mila nuovi casi, riportando il numero dei positivi giornalieri superiore al picco del 21 marzo.

La curva epidemica continua a salire, ma la situazione di ottobre è diversa da quella di marzo, quando c’è stata la fase più critica, sia per numero di tamponi fatti sia per numero di persone nei reparti Covid: adesso le strutture sanitarie sono più attrezzate, anche se alcune Regioni hanno già gli ospedali sotto pressione. La crescita, comunque, spinge il governo a varare nuove restrizioni per contenere l’infezione.

Per quanto riguarda la situazione scuola, a casa in isolamento, secondo i dati diffusi ieri, ci sono 12.749 studenti e il record italiano è nella Regione Lazio: gli infetti finora sono 848. Dunque nelle scuole del Lazio si può parlare di vero e proprio boom di contagi. Gli ultimi dati regionali, aggiornati a mercoledì, stimano 848 casi positivi tra gli studenti (sono circa 750mila in totale), 149 tra i docenti (circa 60mila), poi 47 positivi tra collaboratori (circa 30mila) e presidi.

Il risultano sono 879 classi in didattica a distanza, per un totale di 18.808 stiudenti, 12.749 allievi in isolamento domiciliare – cioè il dato più elevato a livello nazionale – e ancora, sempre in isolamento, 1.912 docenti e 289 tra collaboratori e presidi.

Chissà cosa scriveranno storici, studiosi, autori, poeti di questa pandemia! Cosa e chi lascerà su questa Terra? Ogni epidemia ha la sua storia, che diventa memoria collettiva. Le epidemie del passato hanno contaminato le arti, la storia e la letteratura. Il primo a utilizzare la parola epidemia, dal greco epi (su) e demo (popolo), ovvero «sul popolo», fu Omero. Nell’Iliade, Agamennone, re degli Achei in guerra contro Troia, rapisce la figlia del sacerdote Chrise. Quest’ultimo si reca dai nemici con le insegne del dio Apollo, implorando la liberazione della figlia Criseide. Agamennone rifiuta.

In risposta alle preghiere di Chrise, il dio Apollo, infuriato per il sacrilegio, punisce gli Achei con una epidemia.

In letteratura, ricordiamo che Il «Decamerone» di Giovanni Boccaccio venne scritto pochi anni dopo che la Peste Nera in Europa, tra il 1347 e il 1353, uccise almeno un terzo della popolazione (25-30 milioni di morti).

Cosa dire dire de «La peste» di Albert Camus, il grande romanzo che racconta dell’epidemia che uccise migliaia di abitanti e paralizzò la vita civica della città algerina di Orano. Uno dei principali eroi del libro, il dottor Rieux, cerca di convincere le autorità che questa malattia deve essere presa sul serio, che non è un affare, ma senza risultati.

Allora come nei tempi odierni, le epidemie amano la globalizzazione, i viaggi a lunga distanza, i leader politici. Il «Journal of the Plague Year» di Daniel Defoe prende vita diversi decenni dopo l’ultima peste bubbonica che afflisse l’Inghilterra nel 1665-66. Esso è una straordinaria rappresentazione di come fosse vivere un simile evento. I londinesi irresponsabili evitarono l’isolamento sociale. Noi staremo a vedere quali nuove direttive ci darà il governo.

Il Sars-CoV2 (responsabile dell’attuale pandemia Covid-19) presenta molte analogie con i suoi «cugini» virus, tipo la Sars e l’ebola, tutti di origine animale. Siamo stati ingannati dalle ultime epidemie nel pensare che fossero lontane e circoscritte. I virus viaggiano più velocemente di noi.

Ci sono molti virus animali che attendono pazientemente il loro turno per «contaminare» la specie umana. Ciò che colpisce è l’importanza della tempestività con cui si deve reagire ad una epidemia. Se troppo presto, le conseguenze economiche sono devastanti. Se troppo tardi, ci si ritrova con gli scenari italiani attuali della Lombardia o di New York nel 2020.

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