Quattro donne uccise in 24 ore debbono far riflettere seriamente. Non è più il tempo delle parole

Nuova puntata di "Idee alla pari"

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violenza stupro donne
Stefania Cancellieri
L’ha colpita ottanta volte con un mattarello. Lo hanno fermato i vicini quando sono riusciti ad aprire il portone dell’androne del  palazzo. Stefania era a terra e Roberto, l’ex marito, continuava a picchiarla. È morta dopo 16 ore di agonia. Stefania Cancellieri, mamma di tre bambini, aveva diciannove anni meno di Roberto Colombo, primario oculista. Erano separati. Lui aveva lasciato l’attico dove vivevano a Legnano e si era stabilito in un appartamento al piano terra dello stesso palazzo. Da qualche settimana si era trasferito in un altro quartiere. Stefania da qualche mese aveva un fidanzato. I litigi erano frequenti.
Stefania Cancellieri
Litigavano per i beni di lui e per il mantenimento dei bambini. È stato uno di loro a dare l’allarme. Stava uscendo dall’ascensore mentre il papà stava massacrando la mamma. Ha visto la scena ed è scappato a chiedere aiuto. Stefania aveva denunciato per stalking il marito. La polizia aveva sequestrato la collezione di armi del medico. Nessun altro provvedimento.
 NON SI TRATTA MAI DI UN RAPTUS IMPROVVISO                         
                            Non è il gesto di follia, il raptus, l’impulso improvviso di un folle. La violenza contro le donne riguarda tutti e tutte. È un fenomeno stabile nel tempo, trasversale, pervasivo, che ha radici profonde nella nostra cultura. Ma proprio perché punisce le donne in quanto donne, non può essere considerato ineluttabile. È la punta di un iceberg fatto di stereotipi, discriminazioni e squilibri: nel lavoro formale e informale, nelle retribuzioni, nella partecipazione alla vita pubblica e sociale. Un gap che spinge il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a raccomandare di «rafforzare nella società la cultura della parità non ancora pienamente conseguita» e a plaudere alla campagna di Rai Radio 1 “No women no panel”.
MAI ANDARE ALL’ ULTIMO APPUNTAMENTO
Le vittime sono donne nella stragrande maggioranza dei casi. Ma sarebbe un errore pensare che a pagare siano soltanto loro: gli effetti nefasti della violenza ricadono sulle bambine e sui bambini, sui nonni, sul lavoro, sulla società in generale. Violenza assistita e violenza economica sono le altre facce della medaglia. Ma soprattutto mai andare all’ultimo appuntamento.
“Mi ha scritto che è pentito, ma non avrà più il mio aiuto” Sono le parole, piene di disperazione, che continua a ripetere Elena Farina, la torinese 45enne più volte minacciata di morte dal suo ex Luigi Garofalo, ora in carcere dopo che la signora Elena aveva chiesto pubblicamente al gip di confermarne l’arresto per salvare se stessa e i suoi 4 figli dalle violenze
Una storia, questa, simile nella sua drammaticità a migliaia di altri casi in tutta Italia
Denunciare, farsi aiutare e soprattutto non andare all’ultimo appuntamento chiarificatore che, come le cronache insegnano, spesso diventa un’occasione di vendetta estrema per gli ex manifestamente violenti.
Giacomina Zanchetta
Marito-padrone. Si imponeva. Non la lasciava parlare, non le concedeva nessuna dolcezza. Raffaello Salvador, 72 anni, era diventato autoritario e ossessionante e sua moglie, Giacomina Zanchetta, 67 anni, aveva capito che prima o poi l’avrebbe annientata.
Giacomina Zanchetta
L’ha confessato alle amiche più care del Coro della parrocchia Santi Pietro e Paola di Vittorio Veneto: «Non ne posso più, io lo so già che prima o poi mi ammazza». Così è stato. La sera del 19 aprile Raffaello, ex aiutante maresciallo dell’Aeronautica, ha imbracciato il fucile e ha sparato a Giacomina, dopodiché si è ucciso con la stessa arma.

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