Quattro pontefici in un solo anno. Soltanto un caso o manovre “dall’alto”?

Gregorio X muore ad Arezzo il 10 gennaio 1276, dopo quasi cinque anni dalla sua elezione. Dopo di lui si aprì un periodo particolare che si connotò per l’elezione di quattro pontefici in un solo anno

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Gregorio X è il Papa rimarrà molto poco a Viterbo e svolgerà il suo pontificato soprattutto da Roma. Il suo fu un pontificato fecondo di risultati per la pace della Chiesa e dell’Italia. Gregorio X muore ad Arezzo il 10 gennaio 1276, dopo quasi cinque anni dalla sua elezione. Dopo di lui si aprì un periodo particolare che si connotò per l’elezione di quattro pontefici in un solo anno, se si considera anche l’elezione di Vicedomino Vicedomini.

Nei fatti, Innocenzo V fu eletto ad Arezzo (all’epoca era obbligo fare il conclave nella città dove era morto il papa) il 21/01/1276; Adriano V eletto a Roma il 11/07/1276; Vicedomino Vicedomini eletto a Viterbo il 15/09/1276, e Giovanni XXI eletto a Viterbo il 17/09/1276. Il successore di Gregorio X fu Pietro di Tarantasia, primo Papa dell’ordine dei Frati Domenicani, e prese il nome di Innocenzo V.

Siccome le nuove regole del conclave dettate da Raniero Gatti il Giovane, erano state inserite da Gregorio X nella Costituzione “Ubi Periculum”, l’elezione di Innocenzo V, filò via veloce, come non accadeva da qualche tempo, e il nuovo Papa uscirà eletto subito al primo scrutinio.

Pietro di Tarantasia era però di salute cagionevole, e regnò solo 142 giorni. La morte avvenne a Roma il 22 giugno 1276. La sua elezione sembra quasi una mossa strategica, voluta da qualche “Eminenza grigia” all’interno del Sacro Collegio, che si stava preparando a diventare Papa, ma che doveva ancora attendere, e allora ecco che la strategia temporeggiatrice si basa su una politica di scelta verso candidati in cattivo stato di salute, che non potranno regnare a lungo.

Il conclave che doveva eleggere il successore di Innocenzo V si svolse a Roma, e le nuove regole gregoriane mettevano nelle mani del senatore Carlo d’Angiò, l’incarico di vigilare sul conclave stesso. Carlo che voleva ancora un Papa francese, mise subito in atto la regola della diminuzione di cibo progressiva, per ogni giorno che passava, senza che i porporati trovassero un accordo.

         Qualche storico asserisce che il digiuno messo in atto da Carlo valeva solo per i Cardinali italiani, e non per quelli francesi. Comunque la fame è una brutta bestia, e l’applicazione di questa regola ferrea, costrinse i Cardinali a eleggere il nuovo Papa in poco tempo. Infatti, l’ottavo giorno fu eletto il Cardinale genovese Ottobono Fieschi, che prese il nome di Adriano V.

Anche questo Papa, come il precedente, non godeva però di ottima salute, e le privazioni di cibo sofferte durante il conclave, avevano peggiorato ancora di più le sue condizioni. Essendo egli vecchio e infermo, si rifugiò nella nostra città per sfuggire ai calori estivi, e all’aria pestilenziale di Roma. Dal suo letto di malato, di comune accordo con i Cardinali, annullerà le rigide regole dei conclavi, ma non vivrà abbastanza da farle trascrivere in una bolla.

La mancanza di questo documento ufficiale favorirà il clima di ribellione che s’instaurerà a Viterbo nel conclave successivo. Adriano V morì nella nostra città il 18 agosto 1276, dopo soli trentanove giorni dalla sua elezione. I funerali si svolsero in Viterbo e il Papa fu sepolto nella chiesa di San Francesco, ove tuttora si ammira il mausoleo che ne racchiude la salma, insigne opera del Vassalletto.

Nel medioevo le disposizioni testamentarie oltre ai lasciti e alle disposizioni varie che riguardavano la sfera del defunto, si occupavano anche del corpo dopo la morte. Il motivo principe di questo interesse risiedeva nel fatto che, non esistendo tecniche raffinate d’imbalsamazione, se il corpo del morto doveva essere tumulato in un luogo lontano, l’unico sistema di conservazione era di smembrarlo, bollirlo e poi spolpare tutte le ossa.

      Forse Adriano V prevedendo le difficoltà per trasferire il suo corpo fino a Genova, aveva dettato nel suo testamento norme precise atte a evitare qualsiasi trattamento al proprio cadavere. Tali norme appaiono per la prima volta in un testamento di un Papa.

Infatti, egli nel testamento dichiarò apertamente di voler essere sepolto nella cattedrale di Genova, impegnando i canonici di quella città, affinché procedano al suo trasporto entro due anni. Nel caso però che la morte lo avesse colto fuori dal distretto di Genova, egli ordinò che le spoglie mortali fossero tumulate provvisoriamente nella chiesa francescana più vicina al luogo del decesso.

Alla fine del testamento dispose anche che nella chiesa francescana, dove sarebbe stata deposta la sua salma, si dovesse costruire un altare in onore di sant’Adriano, intorno al quale i frati dovevano riunirsi per cantare pro anima mea […] et pro delictis meis. Noi testimoni storici dei fatti, possiamo dichiarare che nella Chiesa di S. Francesco ove è custodito il mausoleo di Adriano V, non esiste un altare dedicato a S. Adriano. Per i canti “Pro anima mea”, non possiamo sapere se siano stati fatti. Arrivederci alla prossima puntata. Parleremo del Papa per un solo giorno.

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