Salvo eventuali colpi di scena dalle riunioni che si tengono stamani prima delle urne

Quirinale, si profila la vittoria delle schede bianche nel primo giorno di voto

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Scheda bianca o candidati di bandiera da buttare nel calderone, dando per scontato che saranno bruciati.

E’ la strategia su cui puntano Pd, M5s e Leu per la giornata odierna, primo appuntamento alle urne per eleggere il successore di Mattarella.

Almeno stando alle dichiarazioni di Letta che, uscendo dal vertice con Conte e Speranza, ha detto “martedì o mercoledì il nome condiviso”.

Perciò quello di oggi a Montecitorio è soltanto un giro di giostra a vuoto.

Nel comunicato congiunto, diffuso al termine dell’incontro, si legge: “Servono candidati di alto profilo, largamente condivisi e che siano in grado di rappresentare tutti gli italiani. Nelle prossime ore promuoveremo i confronti necessari per arrivare a un tavolo con tutti i gruppi parlamentari per indicare il nome condiviso”.

Ovviamente per i tre, in particolare per Letta

quando si parla di candidati “di alto profilo, in grado di rappresentare tutti gli italiani” il profilo ideale può provenire solo dalla galassia che orbita attorno al centrosinistra.

Per ora si ragiona sull’ipotesi di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e ministro nel governo Monti, che piace molto a Conte.

Stamani nuova riunione per concordare il comportamento da tenere per la prima votazione: probabile scheda bianca.

Renzi, Italia Viva, invece frena su Andrea Riccardi ritenendo “che non abbia nessuna possibilità di essere eletto”.

Dopo il passo indietro di Berlusconi, anche il centrodestra è alle prese con l’individuazione di altri nomi. Serve tempo e anche la coalizione Lega, FdI e Forza Italia potrebbe decidere di depositare nell’urna scheda bianca.

Intanto si registra qualche crepa su Draghi: per il leader di Fi deve completare la legislatura, pensiero però non condiviso da FdI.

Ed è scontro duro tra Salvini e Letta. Il Pd che inizialmente aveva proposto un tavolo con tutti i partiti, dopo la rinuncia di Berlusconi sbarra la porta a qualunque idea di candidatura provenga dal centrodestra.

Secca la replica del leader del Carroccio: “Basta veti pregiudiziali da Letta”.

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