Radio Radicale, il centrosinistra reatino solidale con l’emittente

L’emittente, direttamente legata al Partito Radicale e alle sue filiazioni e metamorfosi, nacque alla fine del 1975 e si è contraddistinta per le trasmissioni integrali di lavori parlamentari, di congressi politici, giuridici e scientifici, di udienze in processi di pubblico interesse.

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Durante il consiglio comunale che si è tenuto ieri, i rappresentanti dei gruppi politici di centrosinistra hanno voluto manifestare la loro solidarietà contro la paventata decisione di chiudere Radio Radicale.

L’emittente, direttamente legata al Partito Radicale e alle sue filiazioni e metamorfosi, nacque alla fine del 1975 e si è contraddistinta per le trasmissioni integrali di lavori parlamentari, di congressi politici, giuridici e scientifici, di udienze in processi di pubblico interesse.

Negli anni 90 è stata stipulata una convenzione con il Ministero delle Comunicazioni che, a fronte di un corrispettivo di circa dieci milioni di euro annuali, impegna la radio a trasmettere nel corso dell’anno almeno il 60% delle sedute delle due Camere nella fascia oraria che va dalle 8 alle 20.

Il Governo tramite il sottosegretario all’editoria Viti Crimi ha annunciato di non voler rinnovare la convenzione perché Radio Radicale “ha svolto da 25 anni un servizio senza alcun tipo di gara e valutazione dell’effettivo valore di quel servizio”. Per l’esponente dei 5 stelle “la convenzione è stata rinnovata come una concessione“ mentre ora “la valutazione è stata fatta: esiste Rai Parlamento, un servizio pubblico, un canale istituzionale che trasmette le sedute parlamentari e delle commissioni”.

Tra coloro che si sono spesi contro questa decisione, figurano anche un gruppo di docenti universitari che sottolineano l’importanza di salvaguardare l’archivio storico di Radio Radicale, completamente digitalizzato, che già nel dicembre 1993 fu dichiarato «di notevole interesse storico» dalla Soprintendenza Archivistica del Lazio e rappresenta sicuramente uno strumento indispensabile per gli storici, i sociologi e i giornalisti e tutti coloro che vogliano documentarsi sulla storia di questo paese.

Ma indubbiamente la volontà di non rinnovare la convenzione sulle trasmissioni per il futuro non esclude che si possa tutelare questo patrimonio culturale dal valore inestimabile per l’elevato interesse pubblico che esiste nel conservarlo e che lo Stato potrebbe acquisire.

Rimane singolare comunque, in questo paese dalle mille contraddizioni, che a difendere il sostentamento pubblico di Radio Radicale siano proprio gli esponenti di quel partito omonimo che da sempre e forse più di tutti si è battuto contro l’ingerenza dello Stato nella vita economica del paese a favore di un libero mercato estremo che detta le regole.

Da laissez faire a “lasciateci fare”.

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