Il piccolo, unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, era stato affidato alla zia paterna; ma il nonno materno l'ha riportato in Israele ed è finito agli arresti domiciliari

Rapimento del piccolo Eitan, un grosso sospetto dietro la guerra tra famiglie

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Una settimana in cui si sono susseguite notizie e smentite e viceversa. Finalmente, adesso, sappiamo che il piccolo Eitan Biran “è in buone condizioni di salute”. A riferirlo, nel primo pomeriggio di venerdì, il console presso l’ambasciata italiana a Tel Aviv dopo aver incontrato il bambino alla presenza del nonno materno Shmuel Peleg. La visita consolare, organizzata d’intesa con la Farnesina e resa possibile anche grazie alla collaborazione delle autorità israeliane, “era finalizzata a verificare la situazione e il contesto familiare in cui si trova attualmente il minore”.

La tragedia del Mottarone. Il bambino è l’unico sopravvissuto a quella che ha preso cittadinanza sulle cronache italiane come la tragedia del Mottarone: era il 23 maggio scorso quando la cabina numero 3 della funivia precipitò, causando la morte di quattordici persone. Compresi i genitori del piccolo – Amit Biran (30 anni) e la moglie Tal Peleg (25) – e il fratellino Tom, di 2 anni appena. Dopo il terribile accadimento, Eitan era stato affidato in prima istanza alla zia paterna Aya dal tribunale dei minori di Torino. E, una volta dimesso dall’ospedale, era stato accolto nella sua casa a Travacò Siccomario, in provincia di Pavia. I giudici piemontesi avevano anche disposto che la famiglia paterna vedesse il bambino due volte a settimana, per due ore e mezzo ciascuna. Fino al 6 settembre scorso, quando al termine dell’incontro programmato non è stato riportato a casa.

Il presunto rapimento. In realtà l’affidamento di Eitan era stato chiesto da entrambi i rami della famiglia: circostanza che ha generato un cortocircuito burocratico della pratica. Fatto sta che, dopo la denuncia della zia Aya, il nonno materno Shmuel Peleg è finito agli arresti domiciliari in Israele. “Sono sono uscito con una regolare vidimazione dei passaporti”, ha detto l’uomo ad una televisione locale. E, alla domanda, se non avesse paura che un giorno, da grande, Eitan potrebbe leggere su internet quello che è successo, Peleg ha risposto: “Mi dirà: ‘nonno hai fatto tutto il possibile per salvarmi'”, aggiungendo: “Quando mia figlia (Tal, ndr) mi incontrerà in cielo sarà fiera di me che ho salvato suo figlio; che l’ho portato a casa sua”. Peleg, insieme all’ex moglie Esther Cohen sono indagati per sequestro di persona.

Una guerra tra famiglie e il sospetto. I soldi. Tanti soldi sarebbero il punto focale della battaglia legale: da una parte la zia paterna Aya e il marito Or Nirko, che ha ottenuto la tutela legale; dall’altra parte la famiglia della madre di Eitan. Il bimbo stava crescendo nella villetta di Travacò, insieme alle sue cuginette, quando il nonno materno lo ha prelevato e riportato a Tel Aviv.
Stando a quanto emerso in queste ore, in ballo c’è l’eredità considerevole dei bisnonni Itshak e Barbara Cohen, anche loro morti nella tragedia del Mottarone, e i risarcimenti che arriveranno ad Eitan quando finiranno le indagini e verranno definite le responsabilità: si parla di diversi milioni di euro.
In questo contesto vanno ricordate anche tutte le donazioni le donazioni e le raccolte fondi organizzate per aiutare il bambino orfano. Tra queste, tramite il sito israeliano Giusmehalev, una ha portato 150mila euro nelle tasche della famiglia Peleg. La somma, secondo un legale, doveva servire “per il sostentamento in Italia e le spese processuali del bambino”, ma molti donatori adesso vogliono essere rimborsati, convinti che il loro denaro sia invece servito per pagare l’aereo privato che ha riportato Eitan in Israele.

L’udienza e il viaggio a Tel Aviv. L’udienza per decidere l’affidamento del bimbo è prevista per il 29 settembre prossimo. E la zia, che aveva chiesto l’immediato ritorno in Italia del nipotino, sarà presente. I legali israeliani, intanto, hanno attivato, infatti, la procedura della Convenzione dell’Aja sulla sottrazione internazionale di minori per chiedere l’immediato rientro in Italia del bimbo.
“Probabilmente partiremo la settimana prossima, forse martedì”, ha fatto sapere il marito Or Nirko, davanti alla sua abitazione rispondendo con poche parole ai cronisti.
Proseguono, infine, le indagini dei pm di Pavia per ricostruire il percorso di Shmuel, che ha portato in auto il bambino fino a Lugano per prendere un volo noleggiato per Israele, e le presunte complicità nel blitz.

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