Il basista della banda era il custode, che si è tolto la vita a marzo durante una perquisizione

Rapina in villa con sequestro di persona, tre arresti tra Vetralla e Montefiascone

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L’operazione denominata “Oasi” è scattata ieri e ha portato all’arresto di sei persone, tre delle quali tra Vetralla e il colle falisco. Le restati tre a Bologna, Acilia e Fiumicino.

A dare esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare (3 sono in carcere e 3 ai domiciliari) ritenute responsabili, a diverso titolo, dei reati di rapina in abitazione in concorso, sequestro di persona aggravato e danneggiamento seguito da incendio sono stati  carabinieri del Norm del Reparto Territoriale di Aprilia.

Il provvedimento cautelare scaturisce a conclusione delle risultanze acquisite durante le indagini iniziate in seguito all’efferata rapina con conseguente sequestro di persona commessa l’11 luglio 2020, ad Aprilia, ai danni di una coppia di coniugi titolari di attività imprenditoriali immobiliari in provincia di Latina e Roma.

In occasione dell’evento delittuoso la coppia era stata sorpresa presso la propria abitazione da cinque individui travisati che, dopo aver legato con alcune fascette i coniugi ed un custode cingalese, avevano asportato denaro, preziosi ed una pistola Glock legalmente detenuta dal proprietario di casa.

La dinamica della rapina si era sviluppata in due fasi: mentre due dei cinque rapinatori si trattenevano presso la tenuta a sorvegliare le vittime, altri tre, con l’autovettura rapinata alla coppia e successivamente data alle fiamme, si recavano presso l’abitazione romana delle vittime, da dove rubavano i gioielli contenuti in una cassaforte per un valore complessivo di circa 20mila euro, un orologio da 1.500 e denaro contante ammontante a circa seimila euro.

Il dispositivo di videosorveglianza installato all’interno dell’abitazione (con registrazione video e audio) ha poi permesso di accertare come i rapinatori rimasti presso la villa e quelli andati a Roma avessero avuto contatti telefonici proprio durante le fasi della rapina.

Sulla base di questo primo elemento investigativo, era quindi stata avviata una minuziosa indagine grazie alla quale sono state estrapolate alcune utenze  spiegano gli investigatori – verosimilmente utilizzate dai rapinatori e soprattutto emergevano i contatti fra dette utenze ed il guardiano, grazie alle quali si accertavano stretti contatti con un connazionale residente nella zona di Acilia.

Lo sviluppo della manovra investigativa ha successivamente contenito, attraverso una puntuale attività di analisi dei flussi di comunicazione, di individuare un gruppo di malviventi gravitanti nell’alto Lazio, in particolare nel Viterbese.

La ricostruzione delle dinamiche di relazione tra le utenze emerse, ha consentito di comprendere come il custode (che è stato accertato frequentare pregiudicati locali, nonché fare uso di stupefacenti) avrebbe svolto il ruolo di basista, mentre la rapina sarebbe stata materialmente perpetrata da una batteria di rapinatori con l’ausilio di un altro cingalese residente nella zona di Acilia.

La collaborazione con i militari del Nucleo Investigativo di Viterbo e la visione dei sistemi di video sorveglianza del luogo dove era stata consumata la rapina consentivano di identificare inizialmente E.R., pregiudicato noto alle forze di polizia operanti in quella provincia e successivamente i rimanenti complici in E.A., D.C.A. , B.R. e D.C. tutti di etnia Rom legati fra loro da legati da vincoli di parentela.

Grazie a questi riscontri investigativi si iniziava una attività tecnica che si è avvalsa anche della collaborazione del Raggruppamento CC Investigazioni Scientifiche di Roma, Sezione di Fonica, Audiovideo e Informatica al fine di comparare le voci acquisite dai sistemi di video registrazione con quelle reali, le cui immagini venivano nitidamente esaltate al fine di ottenere una comparazione univoca con gli indagati.

Nel corso dell’indagine, in data 9 marzo 2021, durante una perquisizione delegata dalla Procura di Latina presso il Golf Club della famiglia rapinata a carico del custode cingalese nei confronti del quale, oltre a rinvenire armi e droga, erano emersi gravi indizi di reità in ordine al suo ruolo di basista simulando di essere parte offesa della rapina, costui si era barricato dentro una stanza suicidandosi mediante l’esplosione di un colpo di arma da fuoco alla tempia. Probabilmente un gesto – spiegano i militari in una nota – dovuto all’onta di essere riconosciuto come uno dei colpevoli a fronte della fiducia che gli era stata concessa dalla famiglia rapinata.

 

 

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