Per scongiurare il ripetersi di episodi simili, le direttive partono direttamente dai Palazzi romani

Rave al lago di Mezzano. E adesso c’è il rischio emulazione: sventato party illegale a Lecce

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VALENTANO – Se ne parlerà ancora a lungo. Perché adesso, dopo l’allarme lanciato dall’assessore regionale alla Sanità D’Amato prima, e dal presidente dell’Ordine dei medici Lanzetti, sull’altissimo pericolo contagi da Covid, c’è un altro rischio che corre sulle linea dei social. Telegram, pare vada per la maggiore in queste circostanze.

Stiamo parlando dell’emulazione. Proprio così: a Lecce, ieri l’altro, le forze dell’ordine hanno sventato un rave durante interventi di controllo di polizia e carabinieri, che hanno applicato direttive nazionali arrivate dopo il caso di Valentano. Intercettato nel pomeriggio l’invito a partecipare al rave di giovedì, attraverso il monitoraggio delle fonti e dei social media, pattuglie di polizia, anche territoriali e della squadra mobile, hanno bloccato un furgone con alcuni giovani, tutti con precedenti per rave party, e a bordo anche qualche strumento per l’amplificazione: 6 casse acustiche, un gruppo elettrogeno con tanica di benzina, cavi per i collegamenti.
Un 27enne di Lecce, una salentina 24enne di Maglie e una donna romagnola di Cesena di 34 anni, non hanno spiegato la provenienza del materiale, che è stato sequestrato e, accompagnati in Questura dalla Digos, sono stati denunciati a piede libero per ricettazione e per il possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli che erano in una cassetta con il resto del materiale. All’esterno della Questura a Lecce, mentre erano in corso gli accertamenti di rito, una trentina di giovani appartenenti a gruppi di area anarchica ha protestato pacificamente per esprimere solidarietà ai tre, fino al momento dell’uscita dei tre dall’edificio.

La Questura fa sapere inoltre che a luglio un rave party era stato interrotto nelle campagne alle spalle della marina di Lecce di San Cataldo, e a Ferragosto erano state sgomberate alcune centinaia di giovani nella zona di Porto Cesareo al limite con la provincia di Taranto.

Il caso viterbese ha fatto scuola e, adesso, per scongiurare il ripetersi di eventi simili, si scomodano i Palazzi capitolini. Mettendo sull’attenti le forze di polizia dislocate sul territorio italiano.

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