Referendum, Ciucciarelli: “Un forte appello al no”

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A settembre gli italiani saranno chiamati a votare per il referendum sul taglio dei parlamentari, anche se con il Coronavirus tornato in auge la notizia sta passando in secondo piano.

Il taglio al Parlamento chiesto dal Movimento 5 Stelle è un argomento che, stranamente, non viene affrontato nei discorsi politici e d’attualità. Eppure rappresenta uno spartiacque importante per la democrazia del nostro Paese e soprattutto per la tenuta del governo giallorosso.

I politici viterbesi, soprattutto quelli di centrodestra, finora non hanno espresso ancora il loro parere. Forse la crisi all’interno dell’amministrazione sta monopolizzando il palcoscenico della cronaca e per questo l’Amministrazione preferisce non sbilanciarsi.

L’unico che ad oggi si è pronunciato direttamente è Umberto Ciucciarelli, noto volto militante della destra viterbese candidato alle scorse elezioni comunali con Casapound.

In esclusiva per noi, Ciucciarelli ha articolato un interessante discorso ricco di spunti a proposito del referendum, prendendo posizione in favore del “No”.

“Il 20 e 21 settembre – inizia Ciucciarelli – il corpo elettorale italiano sarà chiamato ad esprimersi su un quesito referendario che configura e rappresenta la summa della peggiore demagogia mai disegnata da mente umana. Populismo allo stato puro e della peggior specie”.

“Quel che più stupisce (ma non più di tanto, un buon cane non morde il padrone) è il silenzio della maggior parte della classe politica attualmente in carica, preoccupata di non dare di se’ un’immagine troppo diversa da quel profondo rinnovamento di facciata che sprizza da un provvedimento del genere -ove si prospettasse una vittoria del SI- di per se’ sufficiente a sollazzare la superficialità di quanti credono che tale misero risparmio incida sul bilancio dello Stato al punto da salvarne le sorti (un dato su tutti, il solo bonus monopattino ha lo stesso valore finanziario del taglio proposto)”.

In sostanza – prosegue – sembra che tutti, direttamente o indirettamente, vogliano approfittare di questa solo apparente ‘mano di bianco’ fregandosene della prima ragione per cui, in teoria, sono stati chiamati a rappresentare il popolo italiano sugli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama: dare voce ai territori che li hanno espressi.

Territori che, in assenza di una completa ed includente riscrittura della legge elettorale su base proporzionale con la reintroduzione delle preferenze (che questo Parlamento e, forse, neanche il prossimo faranno mai) resterebbero senza rappresentanza. Non che ora ce l’abbiano nei termini in cui meriterebbero, ma ciò riguarda il vero problema da affrontare: una vera riforma dei partiti che superi il concetto attuale di “liste del capo” e che estenda l’elezione di un leader a tutta la base o a chi la rappresenta, appunto, sui territori.

In sostanza, caro deputato o senatore, tu vai a Roma perchè la tua gente ha scelto così, non perchè lo decide una segreteria non eletta da nessuno messa lì da chi la finanzia: ove intendiamo salvaguardare e rafforzare quel poco di sovranità popolare superstite è proprio la progressiva, strisciante introduzione del sistema lobbistico di stile USA che dobbiamo e possiamo rifiutare.

Anche attraverso la reintroduzione del finanziamento pubblico ai partiti, che non è mai stata una bestemmia”.

“In ogni caso – afferma – un taglio orizzontale del numero dei parlamentari configura un indebolimento del sistema repubblicano e spiana la strada ad un sempre maggiore ricorso a soluzioni tecniche, tendendo ad accantonare la politica come luogo ideale di discussione e sintesi”.

“La responsabilità di chi per tutti questi anni ha cavalcato il malcontento sociale spacciando l’antipolitica come panacea di tutti i mali italiani è evidente, capofila quel M5S buono a nulla ma capace di tutto.

Ormai supino ai desiderata di quel PD che dell’incarnare il ruolo di aguzzino dell’Unione Europea e cameriere del globalismo mondialista non ne fa neanche più mistero (chi ha voglia di farsi venire una gastrite si legga al tal proposito le deliranti affermazioni del 20 giugno u.s. di Emanuele Fiano qui)”.

Ciucciarelli espone poi diverse perplessità: “Un paio di domande svettano su tutte: tra le migliaia di rivoli in cui la malapolitica sperpera il pubblico danaro perchè si è scelto di procedere solo e distintamente nella direzione del taglio dei parlamentari? Come mai nessuno guarda alle Regioni, a certe gare d’appalto, ai sistemi di controllo post-consegna lavori, alle infinite commissioni d’ogni ordine e grado, agli incarichi esterni, alla gestione della Sanità? Veramente ogni problema trova soluzione nel taglio della rappresentanza popolare?

No, non dobbiamo cadere in questa trappola.

“Tra l’altro – conclude Ciucciarelli – è necessario recarsi a votare e chiamare quanti più possibile ad esprimersi sul quesito, poichè questo referendum non ha quorum ed il suo esito avrà comunque valore legale indipendentemente dalla percentuale dei votanti.

Astenersi stavolta è darsi la zappa sui piedi, il nostro NO dovrà essere vergato forte e chiaro.

Sarà la migliore risposta a chi intende smantellare progressivamente lo Stato: non sarà il migliore del mondo, ma è e deve restare nostro”

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