Referendum, le ragioni del Sì e del No. Erbetti e Ciambella a confronto

104

Taglio dei parlamentari: sì o no.

E’ il quesito del referendum consultivo a cui saranno chiamati a rispondere tutti gli italiani il 20 e il 21 settembre.

Per fornire spunti di riflessione per una scelta più consapevole, da oggi La Mia Città News propone una serie di interviste per spiegare le ragioni del Sì e del No.

In questo primo appuntamento si confrontano il consigliere comunale M5s Massimo Erbetti e la capogruppo Pd in Comune Luisa Ciambella.

 

 

Massimo Erbetti per il SÌ

“Il Parlamento con meno parlamentari diventa più efficiente. E a chi sostiene il contrario replico: se davvero tutti gli attuali fossero indispensabili non ci sarebbero personaggi come Ghedini, tanto per fare un esempio, che ha totalizzato il 98-99% di assenze. Non c’è necessità di tutti questi parlamentari che poi comunque paghiamo a prescindere dalle loro assenze”.

In merito ai dubbi che al taglio dei parlamentari corrisponda anche un rischio di rappresentatività, Erbetti ricorda che “nel 1946, quando si attuò la Costituzione, la rappresentanza venne stabilita in un deputato ogni 80mila persone e un senatore ogni 200mila. Così rimase sino al 1963 poi con la riforma si arrivò ai numeri odierni. Nel 1970, con le prime elezioni regionali – circa un migliaio all’epoca i consiglieri eletti, ora sono 884 – la rappresentatività, di fatto, è raddoppiata. 884 consiglieri regionali che si vanno a sommare ai 945 parlamentari. E’ vero che le Regioni sono altro ma hanno competenze importanti. Ad esempio la sanità che è tutta nelle loro mani mentre prima era gestita dai parlamentari.  Quando si parla di rappresentatività mi pongo una domanda: ma noi conosciamo tutti i deputati e i senatori eletti nel collegio che ci rappresenta?

Secondo me è una falsa scusa, non ci sarà mancanza di rappresentatività né problema per la democrazia”.

Sul risparmio che la riforma porterebbe con sé dichiara: “Ci sarà. Anche se a me non piace parlare di risparmio perché lì i numeri ballano. Su cosa lo calcoliamo, sullo stipendio netto di ogni parlamentare? Però ci sono anche le indennità, la buona uscita di fine mandato, il vitalizio… Molti di quelli che sostengono il No dicono: invece di tagliare i parlamentari tagliate gli stipendi. Si dimenticano però di dire che gli stipendi sono arrivati ai livelli attuali – 20mila euro mensili – proprio per garantire il cittadino. Uno stipendio adeguato è quello che ti permette di ragionare senza condizionamenti di parte, ridurlo potrebbe portare a un problema di affidabilità dell’operato del rappresentante eletto”.

“Per questo voto SÌ”.

 

 

Luisa Ciambella per il NO

La capogruppo Pd al Comune di Viterbo Luisa Ciambella chiarisce nettamente la sua posizione sul quesito referendario, stigmatizzando certa facile retorica dell’anti-politica e riaffermando la necessità di rilanciare la “migliore politica” possibile.

“Abbiamo bisogno più che di meno parlamentari, di eletti dal popolo competenti, con esperienza amministrativo-politica documentabile e sempre ispirata al Bene Comune.  E’ necessaria la “qualità” per risollevare le sorti del nostro Paese, non è una questione di numero di rappresentanti, ma di candidare quelli meritevoli, di metterli in condizione di poter fare bene, in modo tale che la gente possa riavvicinarsi alla politica. Con la forza persuasiva dell’esempio i cittadini possono ritornare a credere nelle istituzioni e a dialogare con queste ultime con fiducia. Infatti la politica del Bene comune è prioritariamente sacrificio e dedizione, non furbizia e questa è l’unica cosa che potrà cambiare le sorti di questo nostro meraviglioso Paese. Sono molto d’accordo, invece, su una revisione Costituzionale che modifichi il funzionamento del Parlamento passando dal bicameralismo al monocameralismo: ma questa è una riforma costituzionale che non diminuisce solo i parlamentari, garantisce la rappresentanza a tutti i territori e snellisce l’iter parlamentare producendo risparmi che riguardano il mondo produttivo della nostra società. Ricordo a me stessa che il referendum che prevedeva questa revisione profonda e seria però non ebbe la meglio”.

“Per questo non ho mai avuto dubbi – puntualizza la Ciambella – voterò NO al referendum sul taglio dei parlamentari di domenica 20 e lunedì 21 settembre, un  taglio che non produce neanche un risparmio significativo per le casse dello Stato, ma che alimenta l’avversione verso la politica, spesso giustificato, ma che non possiamo consentire resti tale per sempre.

Io credo fermamente che serva più democrazia e non meno democrazia, perché chi la rappresenta non ne è spesso degno. Il punto è crescere, formare cittadini nel segno del Bene Comune, in tal modo  avvicinarli alla cosa pubblica, solo così si formerà una classe dirigente all’altezza in ogni ambito della vita pubblica”.

“Vedo favorevoli al NO – conclude l’ex vicesindaco – molte tra le migliori espressioni della vita pubblica di questo Paese, per una battaglia di libertà, di scelta e di democrazia, contro questo taglio puro e semplice, che vedo figlio di una certa anti-politica di cui comprendo le ragioni ma non  condivido la soluzione.  Ho letto con commozione l’intervista di Rosa Russo Iervolino qualche giorno fa sul Corriere della Sera.

La commozione è stata causata dalla conferma di ciò che sono certa esista ancora: la politica come servizio e sacrificio e non come arricchimento incontrollato personale. I suoi genitori, infatti, non potevano permettersi una casa così come moltissime famiglie di parlamentari costituenti. La molla che li animava era l’equità sociale,  il benessere per tutti e una capacità di solidarietà umana e politica anche tra donne, madri di partiti diversi, che deve essere anche oggi per noi un faro come cittadini, amministratori e politici. Il conforto è che quel modo di fare politica non si è estinto, anche sul nostro territorio è molto diffuso nell’impegno di tanti amministratori, sindaci, che ogni giorno testimoniano quei valori con la loro vita: da quelli si deve ripartire per selezionare una classe dirigente adeguata, arrivare ad una rinascita delle nostre comunità e quindi del Paese.

Solo l’esempio e l’impegno delle persone per bene ci salverà, solo il sacrificio, per progredire tutti insieme,  partendo prioritariamente dagli ultimi,  ci renderà un Paese degno di questo nome”.

“Con tale mia posizione ritengo di essere in linea con il Pd nazionale che, pur sostenendo le ragioni del SÌ al referendum ha comunque lasciato libertà di scelta, dimostrando grande sensibilità, su un tema così delicato”.

 

Annamaria Lupi

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui