Tutto questo vi sorprenderà, ma il taglio dei parlamentari era stato bocciato nel primo programma pre-elettorale del Movimento 5 Stelle

Referendum, su Rousseau nel 2017 i grillini votarono contro il taglio dei parlamentari

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Di Battista, Di Maio e Beppe Grillo bendati durante una manifestazione contro il Rosatellum. Foto de Il Fatto Quotidiano

I sostenitori del “No” etichettano quella sul taglio dei parlamentari come un’idea talmente demagogica che viene naturale pensare sia sempre stata in cima ai programmi elettorali del Movimento 5stelle. Per dovere di cronaca però, bisogna precisare che la reltà non è proprio questa.

Difatti, i vertici pentastellati hanno a tutti gli effetti sovvertito le indicazioni ricevute dalla loro base elettorale attraverso la piattaforma Rousseau. Eppure, quella che da molti è considerata una “dissennata amputazione della democrazia” è ormai giunta al momento clou: il referendum con cui gli italiani potranno scegliere se accoglierla o respingerla. Ma facciamo un po’ di ordine in mezzo a tutto questo caos.

Anno del signore 2017, il Movimento si stava preparando ad affrontare le elezioni politiche del 2018, quelle che dovevano essere la consacrazione del partito. I capi grillini sottoposero agli iscritti alla piattaforma Rousseau una serie di punti programmatici: in materia di riduzione dei costi della politica e riforme istituzionali, furono prospettate ai militanti 12 proposte, tra cui anche quella che prevedeva la riduzione del numero dei parlamentari. Bene, non tutti sanno che i militanti scartarono senza troppi indugi proprio questa ipotesi, convinti che ridurre la rappresentanza parlamentare significasse ridurre il potere dei cittadini.

L’allora capo politico, oggi Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, prese atto della decisione dei propri militanti ed elettori, depositando il programma elettorale presso un notaio. Secondo alcune ricostruzioni fuoriuscite dallo stesso Movimento, nel febbraio 2018 una delle più classiche “mani invisibili” mise mano a quel programma, aggiungendo il taglio dei parlamentari e presentando il nuovo documento presso il medesimo studio notarile per registrarlo. Qualche mese dopo, con la vittoria mutilata dei 5S alle politiche 2018, il taglio della rappresentanza parlamentare potè entrare nei programmi di governo del Conte 1 e del Conte bis, ovviamente con il benestare sia di Matteo Salvini che di Nicola Zingaretti.

Eppure i 5 Stelle hanno rivendicato questa come la loro più grande battaglia alla casta, chissà cosa ne penseranno i signori che tre anni fa su Rousseau respinsero senza appellativi la proposta per la quale, tra pochi giorni, saranno chiamati alle urne.

 

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