Reparto psichiatrico a Tarquinia: carenza di spazi ed assenza di rianimazione

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Dopo aver manifestato ed esposto le nostre ragioni contro il trasferimento dell’SPDC a Tarquinia avvenuto nel silenzio rituale della Consulta Psichiatrica, siamo costretti a tornare sull’argomento per cercare di mitigare le conseguenze catastrofiche di una simile scelta.

Sono giunte alla nostra attenzione, infatti, numerose segnalazioni che giriamo alla direzione ASL con preghiera di volerle affrontare e risolvere al più presto.

Innanzitutto, partiamo dalle carenze strutturali dei nuovi locali che dispongono di una sola doccia funzionante per tutti i pazienti e di due bagni in comune mentre tutte le stanze di degenza sono senza il bagno (roba da terzo mondo).

Ai sospetti COVID è destinata una sola stanza ed il suo utilizzo richiede la condivisione degli spazi con pazienti non COVID.

In alternativa è possibile (si fa per dire) negare ai pazienti sospetti positivi l’uso dei servizi igienici, della doccia, del corridoio, del refettorio e della stanza ricreativa.

Continua a mancare uno spazio aperto da utilizzare come valvola di sfogo per pazienti che già si trovano costretti in spazi limitati.

In caso di urgenza, la struttura si trova a 50 km dalla rianimazione e dai servizi essenziali.
Una situazione che non consente chiaramente una corretta gestione dell’assistenza al paziente psichiatrico, oppure in alternativa, non garantisce la sicurezza clinica e del lavoro.

In tutto ciò, a parte il silenzio della Consulta, quello che indigna di più è l’incapacità della Asl di programmare ed imparare dai propri errori (anche se prima bisognerebbe riconoscerli).

Quanto sta accadendo in questo periodo è stato largamente anticipato da tutti (telegiornali, esperti virologi ed esperti del bar dello sport), c’è stato tutto il tempo per intervenire con progetti che avrebbero potuto garantire un esito migliore per una Psichiatria in sofferenza da anni per mancanza di spazi, posti letto, carenze strutturali e di organico.

La ASL nel frattempo ha ricevuto anche finanziamenti, tuttavia nessuna risposta è arrivata dalla direzione strategica che, dopo aver lasciato passare mesi preziosi, si è attivata emanando provvedimenti urgenti, che di urgente non hanno davvero nulla vista la prevedibilità degli accadimenti.

Per fare un altro esempio, gli ospedali di Montefiascone, Ronciglione e Acquapendente.

Tutte strutture che potevano essere riconvertite senza la necessità di interventi particolari. Invece tutto fermo come a voler aspettare il momento per gridare all’allarme e correre ad attivare una convenzione per i pazienti di medicina con una clinica privata, un covid hotel o una convenzione con alcune cooperative per la fornitura di personale OSS ad un costo più alto di quello di un OSS assunto direttamente.

Un aspetto che conferma, ancora una volta, uno sperpero di danaro pubblico e il demansionamento degli infermieri costretti a svolgere le attività destinate agli OSS.

E per fortuna che la ASL si è dotata anche del Disaster Manager.

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