Ricordiamo Raffaele Giorni, nell’anniversario della sua scomparsa

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VITERBO – La musica e le luci della discoteca e poi lo scintillio sinistro di una lama affilata lunga quindici centimetri che, nel giro di pochi secondi, spezza la vita di un ragazzo di 19 anni. Così morì Raffaele Giorni,  che frequentava il penultimo anno di un istituto tecnico.
A impugnare la lama  del coltello a serramanico un altro ragazzo, suo coetaneo, Massimo Campisi, proveniente da Chiari, vicino Brescia, arrivato da pochi giorni a Viterbo. Era il 21 gennaio del 1996. Una banale lite, prima all’interno del locale, poi fuori, in una fredda domenica pomeriggio, alla discoteca Kaos, finisce in tragedia.

Raffaele,  che s’interessava di politica,  stava organizzando nel suo istituto scolastico l’ ennesima manifestazione come rappresentante.

Raffaele era un viterbese innamorato della sua città e della vita, con la voglia di contribuire a migliorarla anche attraverso il suo impegno quotidiano.

Massimo, in caserma, era fra le aspiranti guardie armate dell’ Aeronautica e aveva appena preso la divisa.

Raffaele Giorni era andato nel locale per divertirsi, con Erika, la sua ragazza, e con gli amici. A un certo punto però s’ era accorto che Massimo e altri due stavano infastidendo Erika e che uno le aveva anche messo le mani addosso. Cominciano a discutere; gli amici fanno da pacieri e tutto sembra finire lì. Invece non è così, purtroppo.
Raffaele, fuori dalla discoteca, ha avuto la sfortuna di incontrare di nuovo quel gruppo di avieri e…è successo l’ irreparabile.
Pugni, botte, calci e la lama del coltello che penetra nel cuore di Raffaele.

Sono passati tanti anni ma Viterbo non può dimenticare Raffaele e quella tragica domenica d’inverno. Massimo Campisi
finisce in carcere per omicidio volontario, gli altri due amici, Alessandro Azzolini e Andrea Pozzi, per rissa aggravata.

Nonostante l’assurdità di questa storia, c’è
uno spiraglio di luce e di bene: la decisione dei genitori di Raffaele di donare le cornee del loro ragazzo ucciso, per un trapianto.

Il commento infine del nostro Claudio Moretti, uno dei grandi amici di Raffaele:
“25 anni fratello mio…… Sono tanti ma non saranno mai abbastanza per ricucire la ferita, il dolore, il vuoto…….quante cose vorrei raccontarti di questi 25 anni.”

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