Rifiuti radioattivi, la vicinanza di Viterbo a Roma ci salverà dal deposito?

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“Bisognerebbe tener conto anche della distanza dalla capitale del Paese per opportune valutazioni di sicurezza nazionale”.

In questa frase dell’assessore al Ciclo dei rifiuti della Regione Lazio Massimiliano Valeriani potrebbe esserci la soluzione al rischio di ospitare nella Tuscia – in uno dei 22 siti laziali individuati tutti nella nostra provincia – il deposito nazionale delle scorie nucleari.

Vuoi vedere che una volta tanto la vicinanza a Roma, da sempre un handicap per il territorio del Viterbese, potrebbe trasformarsi in un vantaggio?

Invece di battere la gran cassa sulle peculiarità e le vocazioni del nostro territorio – il cui sviluppo al di là dei periodi di campagna elettorale non sembra mai essere stato al primo posto dei decisori politici a qualunque livello – meglio giocarci la carta della sicurezza nazionale.

L’Urbe ospita la maggiore concentrazione di Potere, quello con P maiuscola, che ha sempre dimostrato massima attenzione alla propria sopravvivenza. A quella politica sicuramente, figuriamoci quindi all’incolumità fisica.

Puntiamo quindi sulle “opportune valutazioni di sicurezza nazionale”, tasto che potrebbe essere molto più rilevante delle osservazioni e dei No espressi da un territorio che Roma considera una dependance, un ripostiglio in cui scaricare immondizia e campi rom a proprio piacimento.

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