Rinviato a giudizio il dipendente di Poste Italiane che investì e causò il decesso dell’87enne Assunta Mazzetti

L’incidente era successo l’11 novembre 2019, l’anziana era spirata dopo più di tre mesi di agonia. Prima udienza del processo tra un anno avanti il giudice monocratico

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Il Pubblico Ministero della Procura di Civitavecchia, dott. Roberto Savelli, con atto del 30 aprile 2021, ha richiesto il rinvio a giudizio per A. P., 29 anni, di Civitavecchia, imputato del reato di omicidio stradale per aver investito un’anziana di 87 anni, Assunta Mazzetti, anche lei dei posto, spirata dopo più di tre mesi di agonia. Riscontrando la richiesta, il Gip del Tribunale, dott. Giuseppe Coniglio, con decreto del 5 maggio 2021, ha disposto il “giudizio immediato” per l’automobilista, anche se i familiari della vittima, assistiti da Studio3A, dovranno attendere più di un anno per ottenere giustizia: la prima udienza del processo è stata fissata per il 19 maggio 2022, alle ore 9.30, avanti la sezione penale dello stesso tribunale in composizione monocratica.

Il tragico incidente era accaduto l’11 novembre 2019: l’anziana era appena scesa da casa, in via Raffaello Sanzio, poco dopo le 17, quando è stata travolta da una Fiat Panda di proprietà della Arval Service Lease Italia e in uso a Poste Italiane per il trasporto e il recapito dei prodotti postali, condotta da A. P., che aveva appena consegnato un telegramma in un’abitazione della via e che, risalito in auto, stava effettuando una manovra di retromarcia per uscire dal parcheggio e ripartire, per sua stessa ammissione resa agli agenti della polizia municipale di Civitavecchia, che hanno effettuato i rilievi.

In seguito all’urto l’incolpevole signora Mazzetti è rovinata a terra riportando numerosi e gravi traumi, tanto più in ragione della sua età avanzata: trasportata d’urgenza all’ospedale civile di Civitavecchia, i medici le hanno riscontrato, tra le altre, le fratture della tibia, del perone e del setto nasale e hanno dovuto sottoporla a un intervento chirurgico di riduzione e applicazione di un fissatore esterno. E’ rimasta ricoverata nel nosocomio cittadino fino al 2 dicembre e quindi trasferita presso l’Istituto San Volto, casa di cura privata di lungo degenza medica e residenza sanitaria assistenziale di Santa Marinella, dove tuttavia si è aggravata. Il 25 gennaio 2020 è stata nuovamente spostata presso la Clinica Madonna del Rosario di Civitavecchia, dove però il 22 febbraio 2020 è deceduta.

Il figlio della vittima, per fare piena luce sulla tragica vicenda, attraverso il responsabile della sede di Roma, Angelo Novelli, si è dunque affidato a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nelle tutela dei diritti dei cittadini, e ha presentato un esposto presso la stazione dei carabinieri di Civitavecchia. La Procura ha aperto un fascicolo, inizialmente a carico di ignoti, e ha disposto l’autopsia sulla salma dell’anziana per stabilire con certezza le cause del decesso, affidandola al noto medico legale dott. Luigi Cipolloni, che ha proceduto il 25 febbraio 2020 presso l’Università “La Sapienza” di Roma: alle operazioni peritali ha preso parte anche il dott. Antonio Oliva, medico legale di parte per la famiglia dell’ottantasettenne messo a disposizione da Studio3A.

Il dott. Cipolloni ha concluso, indubitabilmente, che il decesso dell’anziana “va ricondotto etiologicamente al traumatismo stradale patito l’11 novembre 2019: non emergono infatti dalla documentazione sanitaria elementi sopravvenuti in grado di interrompere o modificare la correlazione causale tra il predetto evento e la morte del soggetto (…) La lesione patita nel novembre 2019 ha influito sul deterioramento della condizione generale della vittima: in assenza di quel trauma il decesso non si sarebbe verificato nei tempi e modi in cui ebbe effettivamente a verificarsi nel caso in cui detto traumatismo non si fosse verificato”.

Escluse causalità esterne e responsabilità dei sanitari nelle cure prestate all’anziana, la Procura ha iscritto nel registro degli indagati e ora, al termine delle indagini preliminari, chiesto il processo per l’automobilista perché, per citare l’atto, “per violazione dell’art. 154 comma 1 lett. a) del Codice della Strada, e comunque per imprudenza, negligenza e imperizia, alla guida dalle auto Fiat Panda, effettuando una manovra di retromarcia, non ottemperava all’obbligo di assicurarsi di poterla effettuare senza creare pericolo o intralcio agli altri utenti della strada, tenendo conto della posizione, distanza e direzione di essi e, conseguentemente, investiva il pedone Assunta Mazzetti, che camminava lungo la strada, causandone il decesso per insufficienza cardio-circolatoria terminale”.

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