Ritardi fatali nel dare l’allarme: così è dilagata la pandemia

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Coronavirus pandemia

Ritardi fatali dalla Cina a diversi altri Stati, fra cui l’Italia, nel dare l’allarme e nel prendere immediatamente provvedimenti restrittivi.

Sono passati più di 4 mesi ormai da quando il coronavirus ha cominciato la sua diffusione.

Nonostante infatti il 14 gennaio una riunione della leadership cinese avesse determinato che probabilmente si stesse profilando un’epidemia, nella città di Wuhan si tennero tranquillamente banchetti e feste. Intanto, milioni di cinesi avevano iniziato a viaggiare per il Capodanno lunare. Il presidente Xi Jinping lanciò un avviso pubblico solo sei giorni dopo il vertice, il 20 gennaio 2020. Un ritardo fatale. Ben presto il contagio cominciò a dilagare ovunque.

La lentezza e i ritardi da parte del primo Paese colpito sarebbe maturata in una fase estremamente critica, cioè proprio agli inizi dell’epidemia, che si trasformò poi in pandemia.

Altro che procurato allarme! Ci sarebbe un evidente “ritardato allarme”.
La tv nazionale cinese, invece, riportò la punizione di 8 medici per la diffusione di “pettegolezzi”: erano stati i primi, alcuni già a dicembre, a intuire un collegamento tra la ‘polmonite misteriosa’ e la Sars del 2003.

Il ritardo è stato uno dei motivi che ha portato al contagio ormai di 2 milioni di persone e finora alla morte di oltre 126.000 persone. Una strage!

L’Associated Press, sul suo sito, ha fatto una ricostruzione basata su documenti interni e stime di esperti sulla retrospettiva dei dati dell’infezione.

E quanti altri Stati ed esperti hanno sottovalutato il nuovo virus, paragonandolo a una banale influenza stagionale!
Evitare il panico a volte è molto rischioso, soprattutto se si sottovalutano le conseguenze.

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