Niente dubbi per il Gip: quella di Genovese è condotta negligente

Roma, commozione ai funerali di Gaia e Camilla. Intanto proseguono le indagini

A celebrare i funerali il parroco, don Gian Matteo Botto, che ha ricordato: "Il senso della vita non è bere e fumarsela".

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Il funerale di Gaia e Camilla, le due sedicenni investite su Corso Francia

Due bare bianche. Bianche come l’innocenza di due ragazze che avevano tutta la vita davanti e sono state uccise. Oggi, 27 dicembre, si sono svolti i funerali di Gaia e Camilla, uccise mentre attraversavano la strada, a Corso Francia, pochi giorni prima di Natale. Fino a ieri, tantissime persone si sono radunate nel luogo in cui le due ragazze sono state travolte: parenti, amici, gente comune. Tanti mazzi di fiori e messaggi. Uno striscione sul cavalcavia a ricordare che le sedicenni sono nel cuore di tutti.

Affetto, vicinanza e solidarietà alle famiglie. Roma si stringe intorno a loro in un simbolico abbraccio.
Silenzio, lacrime e applausi di centinaia di persone nella parrocchia del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore in via Flaminia Vecchia, a Roma, in questa mattinata tiepida di dicembre, per l’ultimo saluto a Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli.
Due fotografie delle ragazze all’ingresso. Tanti amici, parenti, gente comune e i compagni della Terza C del liceo linguistico De Sanctis, frequentato da Gaia e Camilla, che in questi giorni sono stati spesso sul luogo dell’incidente. A celebrare i funerali il parroco, don Gian Matteo Botto, che ha ricordato: “Il senso della vita non è bere e fumarsela”.

“Siamo abituati a vivere tra tecnologie e innovazione eppure brancoliamo nel buio ed è quello su cui dobbiamo riflettere: su questa ora buia”.
Ci si chiede ancora perchè. Non c’è una risposta. Solo dolore.
“In fondo ci sentiamo onnipotenti e poi non riusciamo a seguire le regole base della convivenza. Ci riscopriamo tutti un po’ palloni gonfiati”.

I momenti di dolore e di commozione vanno però di pari pari passo con le indagini. Sono stati infatti presi i provvedimenti nei confronti di Pietro Genovese, figlio del regista Paolo, iscritto nel registro degli indagati per duplice omicidio stradale, trovato positivo a sostanze stupefacenti, hashish e cocaina e molto oltre i limiti consentiti per quanto riguarda il tasso alcoolico. La dinamica dell’incidente, ricostruita dai vigili urbani di Roma Capitale e consegnata in Procura, non sembra lasciare margini di dubbio.
Per il Gip la sua condotta è improntata a negligenza: si è messo al volante dopo aver assunto alcol e forse anche droga; andava forte con il suo Suv e ha travolto le due ragazze, provocandone la morte.

“La personalità dell’indagato lascia ragionevolmente presumere che il medesimo non si scoraggi dall’usare comunque l’automobile per il solo fatto dell’avere avuta ritirata la patente di guida. Sicchè allo stato al fine di neutralizzare il pericolo concreto ed attuale di reiterazione di condotte analoghe appare necessario limitare la libertà di movimento di Genovese, il quale sebbene incensurato e di età giovane potrebbe mettersi alla guida di autovetture di amici o conoscenti anche senza patente e porre in essere condotte gravemente colpose in violazione delle norme della circolazione stradale compromettendo così la propria e l’altrui incolumità”

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