La firma del memorandum d’intesa con la Cina sul cosiddetto progetto della “Via della Seta” sta assumendo i contorni di una spy story internazionale.

Mentre il premier Giuseppe Conte ha annunciato che siglerà l’accordo in occasione della visita di Stato del presidente Xi Jimping dal 21 al 23 marzo, si moltiplica il pressing degli Stati Uniti, ma anche di Bruxelles, sull’Italia. Il nostro paese è diventato una pedina strategica nello scacchiere sul quale si sta giocando la partita tra Washington e Pechino per la sua posizione al centro del Mediterraneo che ne fa il corridoio principale, la porta d’accesso all’Europa.

E le direttrici infrastrutturali previste dal “Belt and Road Initiative”, la Via della Seta fortemente voluta dal governo cinese e lanciata da Xi Jimping nel 2013, hanno come punto di snodo i due porti di Trieste e di Genova.

I detrattori dell’intesa con Pechino sostengono che è in atto una colonizzazione cinese di cui l’Italia sarà una pedina importante. E che i vantaggi saranno minimi. Pechino, preoccupata dal rallentamento del ritmo di crescita economica e dall’aumento esponenziale della popolazione, sta cercando nuovi mercati di sbocco per le esportazioni.

Pertanto, secondo i critici, il rapporto con Pechino sarebbe a senso unico: maggiore afflusso di prodotti cinesi a fronte di esportazioni italiane comunque limitate.

I sostenitori dell’accordo sostengono invece che al nostro Paese viene offerta la grande occasione per espanderi su un mercato “affamato” di Made in Italy, finora poco accessibile per le rigide barriere protezionistiche, e dove già i partners europei, Germania in testa, hanno posto basi solide e stretto legami forti. Il Cancelliere Angela Merkel ha fatto da apripista ai rapporti commerciali con il colosso asiatico.

La Cina è, infatti, in testa alla classifica dei partners della Germania. Un interscambio complessivo di oltre 186,8 miliardi di euro pone la Repubblica Popolare saldamente davanti ai Paesi Bassi e agli Stati Uniti. I rapporti tra Berlino e Pechino si sono basati su una crescente integrazione nel settore manifatturiero, consolidando un duopolio a livello mondiale.

La Cina si è imposta a livello planetario come produttore e esportatore di beni a medio valore aggiunto e ha beneficiato dell’integrazione con il settore industriale tedesco, da un lato portatore di know-how focalizzato sulla qualità ed èelevati tassi di valore aggiunto e dall’altro fornitore di essenziali macchinari industriali.

Non mancano le diffidenze reciproche. L’ agenzia di intelligence di Berlino, la Bfv, aveva lanciato l’allarme sui tentativi di spionaggio informatico ai danni di funzionari e politici tedeschi, attraverso l’utilizzo di network come Linkedin. Un’accusa respinta dalla Cina come “senza fondamento”.

Quanto poi alla Via della Seta, il punto di arrivo più significativo in Europa al momento è proprio in Germania, a Duisburg, scelta dai cinesi come hub della ferrovia dall’Est cinese. Arrivano circa 30 treni cinesi la settimana carichi di container: trasportano prodotti che vengono distribuiti in Europa. Duisburg sta costruendo magazzini per 20 mila metri quadrati.

Il rapporto commerciale tra Berlino e Pechino è quindi molto solido e forte e nessuno fino ad ora si è sentito in dovere di accusare la Germania di alto tradimento verso gli Stati Uniti o verso gli interessi economici europei.

Fermo restando che l’espansione economica cinese è una macchina che non si arresterà davanti al muro di sbarramento italiano, l’interrogativo per il nostro paese è se restare ai margini di questo piano mondiale o se parteciparvi.

Al momento il premier Conte, dichiarando di voler firmare il memorandum, sembra aver scelto questa strada. Il sospetto è che la decisione sia dettata da convenienze di breve periodo più che da un progetto a lungo raggio.

L’ipotesi che nell’accordo possa rientrare la sottoscrizione di parte del debito pubblico italiano da pare della Cina potrebbe davvero scaraventare l’ Italia in una posizione subalterna e succube, impedendoci di gestire con il massimo vantaggio possibile i rapporti economici.

E ponendoci anche nell’ impossibilità di mettere in atto le contromisure necessarie per arginare le strategie di colonizzazione cinese. Occorre riflettere a fondo su una scelta affascinante ma pericolosa.

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