RossoDiretto è la rubrica calcistica de La Mia Città News a cura di Mattia Ugolini

RossoDiretto – Come giocherà l’Inter di Simone Inzaghi?

L’allenatore piacentino guiderà i campioni d’Italia nella prossima stagione, ecco come potrebbe essere l’Inter di Simone Inzaghi

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L’approdo di Simone Inzaghi sulla panchina dell’Inter è stato certamente uno dei più grandi colpi di scena di questo calciomercato, inaugurato col botto dal valzer delle panchine. Nei due intensi anni di Conte, i nerazzurri erano riusciti a trovare la quadra, interpretando un gioco che, soprattutto quest’anno, si è dimostrato essere vincente. Riuscirà Inzaghi a replicare le gesta del suo predecessore?

Diciamo che i presupposti ci sono tutti. Ci sono delle similitudini tra i due stili di gioco dei tecnici, ma anche qualche differenza.

Anzitutto partiamo dal modulo, praticamente identico, ovvero il 3-5-2. Tuttavia, se Conte preferiva il calcio verticale, Inzaghi predilige il palleggio. Il salentino faceva sacrificare gli esterni, mentre il piacentino li vuole liberi di muoversi senza palla e pronti a pressare gli avversari. Oltre al modulo, l’altro fattore che accomuna il gioco dei due allenatori è la costruzione dal basso. Difatti, l’Inter ha dimostrato quest’anno di essere molto pragmatica, così come la Lazio, forse leggermente meno spregiudicata.

Sorvolando il mercato, che potrebbe regalare sorprese, gli uomini su cui Inzaghi conterà più di tutti sono De Vrij, Brozovic, Hakimi, Lautaro e Lukaku.

Il centrale olandese lo ha già allenato, con discreti risultati. Nella costruzione dal basso, alla Lazio Acerbi aveva un ruolo fondamentale: quello dell’impostazione. De Vrij, decisamente più preparato dell’italiano, potrebbe esprimersi ad alti livelli inaugurando la manovra dalle retrovie.

Brozovic potrebbe andare ad emulare Lucas Leiva, mediano di interdizione ma anche e soprattutto fulcro di gioco. Il croato vanta anche più corsa di Leiva, essendo stato per quasi tre anni di fila nella top 3 dei calciatori con più km percorsi in campo. Brozovic, quindi, si candida ad essere l’anello di congiunzione tra la difesa e l’attacco della nuova Inter di Simone Inzaghi.

A patto che Zhang non decida di venderlo, l’altra pedina fondamentale nello scacchiera del neoallenatore sarà Achraf Hakimi. L’esterno marocchino, alla sua prima stagione in Serie A, ha dimostrato di essere uno dei migliori al mondo nel suo ruolo. Sempre rifacendoci agli interpreti del gioco di Inzaghi alla Lazio, potremmo paragonare Hakimi a Lazzari. Il numero 2 dei meneghini verrebbe sgravato dall’obbligo di effettuare una fase difensiva completa come richiesto da Conte, avendo così la possibilità di concentrarsi di più sui movimenti nella fase offensiva e sul pressing in fase difensiva.

Il gioiello dell’Inter 2021-22 sarà peró la coppia d’attacco Lukaku-Lautaro. La LuLa quest’anno ha stupito l’Europa, affermandosi tra i tandem più prolifici dei top 5 campionati. Inzaghi ha valorizzato alla grande Immobile e Correa, con i due attaccanti campioni d’Italia avrebbe sicuramente meno lavoro da fare. Il gigante belga e il toro argentino parlano praticamente la stessa lingua calcistica, sono complementari ed hanno un affiatamento fuori dalla norma. È quindi più che lecito pensare che Inzaghi manterrà invariate le istruzioni impartite ai due da Antonio Conte.

I dubbi sono legati a Niccoló Barella e Christian Eriksen. L’italiano è stato il miglior centrocampista della passata stagione e sarà da vedere se, come nel caso della LuLa, Inzaghi manterrà inalterati i compiti assegnatigli da Conte. Il danese, per qualità, ricorda un po’ il primo Luis Alberto, arretrato dal mister dalla posizione di seconda punta a quella di mezzala, con compiti naturalmente molto offensivi. Eriksen, da gennaio in poi, si è adattato al ruolo di centrale di centrocampo, dimostrando una naturalezza quasi sbalorditiva. Un’arma in più per l’ex Lazio. È difficile pensare che Inzaghi possa rinunciare ad uno dei due, più realistico immaginare che cercherà di integrarli nel meccanismo per esaltarne le qualità.

La somiglianza tra Inzaghi e Conte, oltre agli aspetti legati alla tattica, riguarda anche il carattere. Simone, esattamente come Antonio, è un martello. Ai bordi del campo si sbraccia, si agita, guida per filo e per segno la propria squadra come un videogamer e urla come un forsennato.

Insomma, le carte in regola e la stoffa per replicare lo scudetto ci sono. Ora bisognerà solo aspettare il fischio d’inizio della prossima stagione per vedere se le nostre previsioni saranno azzeccate.

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