Sabina Universitas: nuova sede o chiusura

Nuvole grigie sul futuro della Sabina Universitas. Il consorzio universitario rischia la propria sopravvivenza tra debiti e costi di gestione insostenibili.

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Nuvole grigie sul futuro della Sabina Universitas. Il consorzio universitario, che ospita corsi della Sapienza di Roma e dell’Università della Tuscia con un attivo di più di 1200 iscritti, rischia la propria sopravvivenza tra debiti da ripianare e costi di gestione non più sostenibili.

Dopo l’uscita degli Ordini dei medici, degli avvocati e dei commercialisti, rimangono nel consorzio il Comune di Rieti, la Fondazione Varrone, l’Asl, la Camera di Commercio, l’Ordine degli Ingegneri e la Provincia di Rieti. Inizialmente sembrava solo un problema di individuazione di una nuova sede che potesse raccogliere in un un’unica struttura i corsi che attualmente sono tenuti all’Istituto per Geometri. A lanciare la proposta di utilizzare il centralissimo Palazzo Aluffi era stato il neopresidente della Provincia Mariano Calisse, mettendo nel piatto un milione di euro per la ristrutturazione dell’edificio e il trasloco. L’idea, benedetta dalla Curia che vorrebbe rivedere popolato l’ormai deserto centro storico, aveva ricevuto un plauso generalizzato fino alla doccia fredda provocata dalle parole del Presidente della Fondazione Varrone Antonio D’Onofrio, che ha focalizzato l’attenzione sulle difficoltà economiche dell’ente e sulla necessità di una presa di responsabilità dell’intero territorio, che tradotto significa che pubblico e privato dovrebbero farsi carico di sostenerne realmente i costi. Il Presidente D’Onofrio ha anche sottolineato l’eccellenza dell’offerta formativa della Sabina Universitas: dalla facoltà di medicina della Sapienza 5 corsi di tecniche sanitarie (infermieristica, tecniche di radiologia medica, tecniche di laboratorio, tecniche della prevenzione dei luoghi e degli ambienti di lavoro, fisioterapia); un corso triennale internazionale in ingegneria dell’edilizia sostenibile e uno specialistico in Ingegneria edile e del territorio; dall’Università della Tuscia il corso in Scienze della Montagna, rivolto allo studio dell’Appennino, unico in Italia con un omologo solo in Lombardia che studia le Alpi.

Dal canto loro Sapienza e Tuscia fanno trapelare che l’erogazione dei corsi potrebbe continuare anche senza l’esistenza del consorzio universitario, che assorbe molto del suo budget per il personale e che a tutt’oggi non ha ancora un nuovo presidente dopo le dimissioni in autunno di Maurizio Chiarinelli. Unanime il coro innalzatosi a difesa della Sabina Universitas ma all’appello di D’Onofrio hanno risposto prontamente al momento solo i sindaci di Rieti e Cittaducale, Antonio Cicchetti e Leonardo Ranalli confermando la loro volontà di essere della partita. Tace la Regione Lazio che fino al 2017 ha destinato delle risorse anche tramite l’Ente regionale per il diritto allo studio universitario. Soldi che però dallo scorso anno non vengono più erogati.

In attesa di capire le sorti del consorzio, anche lo spostamento in centro della sede che sembrava cosa fatta ha subito una battuta d’arresto. Palazzo Aluffi infatti non avrebbe gli spazi necessari ad ospitare tutte le aule e i laboratori necessari. Intanto la voce della nomina di un “liquidatore” anziché di un nuovo presidente ha iniziato a circolare nelle stanze di coloro che dovranno prendere una decisione nei prossimi giorni. La speranza è quella di vedere tra qualche settimana 1200 studenti passeggiare per le vie del centro, iscritti ad una università che non dovrebbe solamente sopravvivere, ma essere al centro di progetti di sviluppo e valorizzazione di un territorio in così grande difficoltà.

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