Tra gli incubi di Di Maio non c’è solo la Lega. A contendere l’elettorato ai 5Stelle ora c’è anche il Partito Democratico che in versione Zingaretti sembra uscito dalla palude e ha preso a drenare consensi ai Grillini. Stando infatti all’ultimo sondaggio del Corriere della Sera, il sorpasso è già avvenuto. Non a caso Di Maio ha avviato una serie di incursioni tematiche nell’area della Sinistra impadronendosi di alcuni argomenti cari al Pd e cercando sponde sul piano europeo proprio con il Presidente francese Macron, considerato un punto di riferimento per il Pd.

Un doppio goal che Di Maio pensa di poter realizzare cavalcando la proposta del salario minimo europeo per affrontare il problema del lavoro, così come è stato proposto da Macron nella lettera “ai cittadini d’Europa” diffusa a inizio marzo. Su pressing dei 5Stelle, il tema è stato rilanciato dal premier Giuseppe Conte. Secondo le intenzioni dell’Eliseo, ogni anno tutto i Paesi dell’Unione dovrebbero fissare un livello minimo salariale che sarebbe anche il primo passo per la condivisione di alcuni diritti economici e sociali. Questo eviterebbe forme di dumping sociale e costringerebbe gli Stati a collaborare invece che farsi la guerra con la concorrenza sui salari. La competitività si giocherebbe quindi esclusivamente sulla qualità e non sulla busta paga dei lavoratori.

Ma su questo tema la Germania ha già preso le distanze, lasciando Parigi da sola in un inaspettato asse con Roma. Il passo indietro di Berlino è facilmente comprensibile. La motivazione è esclusivamente di opportunità nella politica interna con il partito del Cancelliere Angela Merkel che sta cercando di guadagnare terreno spostando il proprio asse a destra. La leader della Cdu, nonché designata alla cancelleria, Annegret Kramer-Karrembauer, ha risposto a Macron con un secco No, sperando in questo modo di strappare elettori alla Afd nelle prossime due tornate elettorali nei Land dell’Est e alle europee.

In Europa 22 Paesi su 28 hanno il salario minimo definito per legge. Mancano Italia, Danimarca, Svezia, Finlandia Cipro e Austria.

In Italia non esiste il salario minimo, così come viene inteso in Europa, bensì dei minimi sindacali fissati dai contratti collettivi.

Non tutti però concordano con la necessità di prevedere un salario minimo riconosciuto dalla legge. Ad esempio, molti sindacati credono che in questo modo si andrà a ridurre sensibilmente il ruolo della contrattazione collettiva. Ma quali sono i minimi sindacali? Secondo il rapporto JP Salary Outlook 2018 realizzato dall’Osservatorio di JobPricing, nel 2017 lo stipendio medio  ammonta a circa 1.580 euro al mese, per un importo annuo lordo di 29.380 euro. Naturalmente le diverse categorie hanno differenti minimi contrattuali. Quindi un minimo legale uguale per tutti può diventare la leva per un aumento salariale generalizzato. Il che potrebbe indurre un imprenditore a non assumere o a ridurre le ore lavorative.

Attualmente Oggi, i salari al Nord sono più alti del 17 per cento rispetto al Sud. Se si fissasse un minimo intermedio in questa forchetta , ci sarebbe il rischio di ostacolare l’occupazione al Sud e abbassare i salari al Nord. Quindi l’operazione avrebbe un impatto profondamente diverso da quello che si propone. Altro che nuovi posti di lavoro!

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