Salute bene comune anche a Viterbo

Anche Viterbo si è impegnata all’adozione del Manifesto “La salute nelle città: bene comune” dell’Health City Istitute.

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Le condizioni ambientali, climatiche e abitative, la vita lavorativa, economica, sociale e culturale, gli aspetti psicologici influiscono sul modo in cui le persone vivono, mangiano, creano relazioni e viaggiano, fattori questi che hanno impatto sul rischio di sviluppare malattie croniche.

Le città possono offrire opportunità di integrazione tra servizi sociali, servizi sanitari e culturali.

Negli ultimi anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha creato il termine “Healthy City” per indicare una città consapevole dell’importanza della salute intesa come “bene collettivo” è non più solo come “bene individuale”.

In questa ottica tutti i responsabili delle istituzioni nazionali e locali, le aziende sanitarie, le imprese e la comunità sono chiamati a costruire partnership che permettano di adottare le misure specifiche per il miglioramento della qualità dello stile di vita, lo sviluppo delle città e il benessere dei cittadini.

Proprio in queste settimane anche Viterbo si è impegnata all’adozione del Manifesto “La salute nelle città: bene comune” dell’Health City Istitute, health tank indipendente, apartitico e no profit, nato come risposta civica all’urgente necessità di studiare i determinanti della salute nelle città.

Abbiamo incontrato a riguardo Lina Delle Monache, presidente di Federdiabete Lazio.

“Obesità e diabete rappresentano due dei principali problemi di salute pubblica nel mondo – ha dichiarato – Alla base di queste malattie ci sono fattori di rischio comuni e modificabili, come alimentazione poco sana, consumo di tabacco, abuso di alcol, mancanza di attività fisica”.

Il diabete è una malattia in forte crescita in tutto il mondo, che desta preoccupazione per gli effetti negativi sia sulla salute delle persone sia sull’attuale e futura sostenibilità dei sistemi sanitari.

“Fino a pochi anni fa le caratteristiche e l’impatto del diabete erano sottovalutati – continua – Parola d’ordine: prevenire il diabete e le sue conseguenze. Prevenzione intesa come educazione alimentare dei bambini e degli adulti; come promozione della pratica sportiva; come diagnosi precoce attuabile con screening periodici”.

Il Manifesto si sintetizza nei seguenti 10 punti:

  1. Ogni cittadino ha diritto a una vita sana e integrata nel proprio contesto urbano. Bisogna rendere la salute dei cittadini il fulcro di tutte le politiche urbane.
  2. Assicurare un alto livello di alfabetizzazione e di accessibilità all’informazione sanitaria per tutti i cittadini, aumentando il grado di autoconsapevolezza.
  3. Inserire l’educazione sanitaria in tutti i programmi scolastici, con particolare riferimento ai rischi per la salute nel contesto urbano.
  4. Incoraggiare stili di vita sani nei luoghi di lavoro, nelle grandi comunità e nelle famiglie.
  5. Promuovere una cultura alimentare appropriata attraverso programmi dietetici mirati, prevenendo l’obesità.
  6. Ampliare e migliorare l’accesso alle pratiche sportive e motorie per tutti i cittadini, favorendo lo sviluppo psicofisico dei giovani e l’invecchiamento attivo.
  7. Sviluppare politiche locali di trasporto urbano orientate alla sostenibilità ambientale e alla creazione di una vita salutare.
  8. Creare iniziative locali per promuovere l’adesione dei cittadini ai programmi di prevenzione primaria, con particolare riferimento alle malattie croniche, trasmissibili e non trasmissibili.
  9. Considerare la salute delle fasce più deboli e a rischio quale priorità per l’inclusione sociale nel contesto urbano.
  10. Studiare e monitorare a livello urbano i determinanti della salute dei cittadini, attraverso una forte alleanza tra Comuni, Università, Aziende sanitarie, Centri di ricerca, industria e professionisti.

“La città è il primo nucleo sul quale lavorare per garantire alle persone risposte che incidano sulla prevenzione della salute, limitando i fattori di rischio ed offrendo loro opportunità per uno stile di vita migliore – ha concluso la presidente – Mettere al centro la prevenzione e il controllo del diabete è interesse di tutti. Ai governi, dunque, spetta la responsabilità di aiutare i cittadini a vivere sani e più consapevoli”.

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