San Giorgio a Cremano “ricomincia da tre” grazie a Massimo Troisi

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“Io penso in napoletano, sogno in napoletano. Mi riesce facilissimo” diceva Massimo Troisi.

Nel giorno del suo compleanno, la sua città, San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, ha voluto ricordare il grande attore e regista prematuramente scomparso. Il 19 febbraio avrebbe compiuto 68 anni. Sono state dedicate a lui dieci panchine in via Manzoni in cui sono raffigurate scene tratte da ‘La Smorfia’ dipinte dal vignettista Giuseppe Avolio.

Scrive il sindaco Giorgio Zinno su facebook: ”Avremmo voluto celebrare questa ricorrenza in modo diverso, tutti insieme, con eventi ed iniziative itineranti in vari punti della città, come abbiamo fatto finora”.

”Purtroppo non potremo unirci fisicamente ma Massimo merita più di un ricordo. Per questo, d’accordo con l’assessore Pietro De Martino, abbiamo voluto dedicargli in questa occasione le dieci panchine di via Manzoni che in questi giorni Giuseppe Avolio sta dipingendo con le scene tratte da La Smorfia. In molti state assistendo alla realizzazione dell’opera che entra così a far parte del museo a cielo aperto che stiamo realizzando da tempo in città, attraverso elementi di arte urbana dedicati al grande Massimo”.

Tra questi vi sono il grande murale realizzato da Jorit in via Galdieri, le panchine in via De Lauzieres e il murale dedicato a lui e a Noschese nella stazione della Circumvesuviana mentre a breve partirà anche la realizzazione del murale di Piazza Troisi. Tutte queste opere si uniranno a ‘Casa Troisi’, in Villa Bruno, in cui vi sono gli oggetti, l’arredamento, i premi e ciò che è appartenuto alla sua vita e il ‘Centro Teatro Spazio’ dove Massimo ha iniziato la sua carriera con Lello Arena ed Enzo De Caro.
L’arte, la semplicità, la profonda umanità di Troisi sono nel cuore di tutti noi.

Malato di cuore sin dall’infanzia, morì il 4 giugno 1994 all’Infernetto (Roma) per un fatale attacco cardiaco, conseguente a febbri reumatiche; il giorno prima aveva terminato la sua ultima pellicola, Il postino, per il quale sarebbe stato, qualche tempo dopo, candidato ai premi Oscar come miglior attore e per la miglior sceneggiatura non originale.

Propose con delicatezza al pubblico la nuova tipologia napoletana di antieroe, la vittima dei tempi moderni, un personaggio che riflette tuttora i dubbi e le preoccupazioni delle nuove generazioni, con uno stile inconfondibile, che esaltava una capacità espressiva sia verbale sia mimica e gestuale con la quale riusciva a unire ruoli prettamente comici a quelli più riflessivi.

La sua escursione rivitalizzante nel cinema unì la Napoli successiva al terremoto del 1980 alle nuove ideologie, all’autoironia crescente e all’affermazione della semplicità dei mille colori della città partenopea, che, fra i panni stesi dalle finestre dei vicoli, le sue contraddizioni e il suo grande cuore, rivela tanta umanità.

Occasionalmente Troisi si distinse anche al di fuori della recitazione, lasciando altri contributi: scrisse infatti ‘O ssaje comme fa ‘o core, una poesia messa in musica dall’amico Pino Daniele, un’allusione tanto ai problemi al cuore (sia dell’attore sia dell’amico musicista) quanto al romanticismo.

Troisi ci ha lasciato un patrimonio di comicità mai volgare, le sue espressioni, le risate della Smorfia, la lettera a Savonarola con Benigni in “Non ci resta che piangere”, “Il Postino”. Nei pochi anni che ha vissuto, ha corso come un maratoneta, ha frugato nelle emozioni, ha scosso i nostri animi, ci ha fatto ridere e riflettere. Ma poi…”Azz…s’è fatt tarde”: Massimo è andato via quando tutti gli volevamo già troppo bene.

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