San Lorenzo, fra pianti di stelle, storia e poesia

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“L’anima è piena di stelle cadenti” (Victor Hugo)

” Se esprimi un desiderio è perché vedi cadere una stella, se vedi cadere una stella è perché stai guardando il cielo, se stai guardando il cielo è perché credi ancora in qualcosa”. (Bob Marley)

La tradizione cristiana fa risalire il fenomeno astronomico delle stelle cadenti al martirio di San Lorenzo, diacono della chiesa di Roma, condannato a morte dall’imperatore romano Valeriano nel 258 d.C.

Era originario della Spagna, di Osca, in Aragona. Ancora giovane, fu inviato a Saragozza per completare gli studi umanistici e teologici.

Il 30 agosto 257 quando Sisto fu eletto Vescovo di Roma, affidò a Lorenzo il compito di arcidiacono (responsabile delle attività caritative nella diocesi di Roma, di cui beneficiavano 1500 persone fra poveri e vedove).

Ai primi di agosto dell’anno 258 l’imperatore Valeriano aveva emanato un editto, secondo il quale tutti i vescovi, i presbiteri e i diaconi dovevano essere uccisi.

L’editto fu eseguito immediatamente, al tempo in cui Daciano era prefetto dell’Urbe.

Sorpreso mentre celebrava l’eucaristia nelle catacombe di Pretestato, papa Sisto II fu ucciso il 6 agosto insieme a quattro dei suoi diaconi, tra i quali Innocenzo; quattro giorni dopo, il 10 agosto, fu la volta di Lorenzo, che aveva 33 anni.

Lorenzo infatti, sembra che sia stato bruciato su una graticola e, secondo la leggenda, le stelle che cadono dal cielo nella notte della sua morte sarebbero le sue lacrime.

Mentre veniva torturato, chiese a Dio che per ogni sua lacrima fosse concesso l’esaudirsi di un desiderio.

Scientificamente uno sciame di meteore molto luminose, le “Perseidi”, sono visibili dal nostro pianeta e sembrano provenire dalla stella Mirfak nella costellazione di Perseo, a est del Toro.

Perseo fu l’unico eroe greco che capace di uccidere Medusa, la donna dai capelli di serpenti che pietrificava con lo sguardo. Perseo vi riuscì usando il proprio scudo come specchio.

Riguardo alle Perseidi fu l’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli nel 1861 a spiegare per primo questo fenomeno che riuscì ad associarlo ad una cometa, la Swift-Tuttle.

Dal 10 al 15 di agosto la Terra incrocia l’orbita di questa cometa. Qui giacciono i suoi detriti che, impattando nell’atmosfera terrestre a circa 60 km/s, prendono fuoco lasciando nel cielo l’effimera scia di luce.

Cadono sulla Terra a velocità vertiginose (fino a 72 chilometri al secondo, circa 260.000 chilometri all’ora!).

Per questo motivo l’attrito con l’atmosfera le riscalda a temperature elevatissime fino a far vaporizzare i frammenti più piccoli, producendo reazioni fisico chimiche
che creano scie luminose di 5-20 chilometri di lunghezza.

Questo fenomeno avviene durante tutto l’anno, ma in alcuni periodi è più visibile, perchè la Terra, nel suo moto attorno al Sole, incontra nubi di detriti più dense

Non si può non ricordare oggi la poesia che Giovanni Pascoli dedicò al padre Ruggero, ucciso, mentre ritornava a casa, proprio la notte del 10 agosto.

X Agosto

San Lorenzo, Io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido
portava due bambole in dono…

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

Giovanni Pascoli

A Viterbo sono dedicati a San Lorenzo il Duomo, una via e una piazza.

La cattedrale intitolata a S. Lorenzo fu edificata nel XII secolo in forme romaniche, sul luogo di un’antica pieve le cui notizie risalgono all’850.

Nel 1181 fu riconosciuta principale chiesa di Viterbo e della Tuscia da papa Alessandro III (1159-1181), per ottenere solo qualche anno dopo la concessione ufficiale della cattedra vescovile.

Dalla metà del Duecento la cattedrale assunse ancora maggiore rilievo: la presenza dei papi a Viterbo, residenti nel celebre Palazzo Papale, fece del Duomo il teatro di avvenimenti religiosi e politici di grande clamore, come la scomunica di Corradino di Svevia e l’incoronazione di ben sette papi.

L’area di Piazza S. Lorenzo corrisponde al più antico nucleo insediativo della città, il cosiddetto castrum Herculi, dove sorgeva un antichissimo tempio dedicato all’eroe mitologico.
Buona festa di San Lorenzo, fra stelle, desideri, poesia e storia.

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