Discettando malevolmente del super Festival

Sanremo, ecco la galleria degli orrori. Chi s’accontenta, gode!

Nel rispetto del pensiero divergente e di chi si rifiuta a priori di guardare il Festival nazional-popolare dell'Italietta, ecco la top ten dei fin qui orrori 2020, riassunto delle puntate precedenti

511
Da Rolling Stone.it
Lungo, lunghissimo, talvolta noioso, a volte da brivido. Il festival di Sanremo, ne ha fatte vedere finora di tutti i colori. Di comicità, a parte quella di coloro che sono profumatamente pagati per farla, non è mancata. Nel rispetto del pensiero divergente e di chi si rifiuta a priori di guardare il Festival nazional-popolare dell’Italietta, che ha anni di diatribe e di polemiche alle spalle, ecco la top ten dei fin qui orrori 2020, riassunto delle puntate precedenti

1) Partiamo dalla tutina glitterata e trasparente del caro Achille Lauro, che qualcuno ha paragonato a Renato Zero e – facendolo sicuramente rivoltare nella tomba – addirittura a David Bowie: musicalmente parlando, siamo ad anni luce di distanza. Se a Belen bastò mostrare la farfallina per rendere indimenticabile quell’edizione del Festival, sarà sufficiente ad Achille Lauro aver mostrato le sue nude proprietà per catapultarsi nel mondo del mito?
A voi, l’ardua sentenza. Per noi, sebbene sia opinione diffusa che l’abito non faccia il monaco, avrebbe potuto risparmiarci di mostrare le sue incomplete “grazie”.

2) La distanza abissale tra la coppia unita in nome della musica Power/Carrisi e quella Achille Lauro/Boss Doms è siderale e ci è voluta la sottile cattiveria degli autori del festival per far sopportare gli uni al pubblico degli altri! Un’ alchimia studiata, così perfida da lasciare senza fiato (e senza perchè) gli spettatori del festivalone, che ha comunque accolto entrambe le coppie in un allucinato abbraccio.

3) Illusi che l’inno di Mameli sia veramente il nostro inno nazionale… Noi italiani abbiamo visto cantare all’unisono, ritti in attenti e con la mano sul cuore, “Felicità” e “Nostalgia canaglia”, presentate da una brava ragazza che di Romina ha preso la voce e di Albano la bellezza. In barba alle nuove tendenze musicali, nessuno nega di ballare ancora sulle note di “Mamma Maria” e di “Sarà perchè ti amo” dei ritrovati Ricchi e Poveri: gli spettatori dell’Ariston lo hanno fatto, ma sarà vera gloria?

4) Che dire del monologo da 300 mila euro e quaranta minuti di lagna e scontata politicuzza di Roberto Benigni? Vi ha scosso e motivato il suo Cantico dei Cantici riciclato da un suo soettacolo di anni fa? Vi ha fatto ridere l’ ex-grande ormai parodia di stesso? Abbiamo visto pie signore cambiare in fretta canale, tra uno sbadiglio e l’altro.

5) La decantata vestale del globalismo Rula Jebreal non è, lo si sapeva, una presentatrice e interpreta in maniera appena sufficiente il suo ruolo, come del resto le altre co-conduttrici. Ma il monologo che legge nella prima delle serate sanremesi, mescolando notizie e dati sulla violenze contro le donne ai testi delle canzoni dei grandi cantautori italiani – diffusa retorica a parte – appare come una lama di coltello nel cuore del Festival. Sarà stato il posto giusto il palco dell’Ariston per cotanta performance?

6) Vestito in modo simpatico, Raphael Gualazzi in versione carioca presenta una canzone che in altro tipo di manifestazioni avrebbe anche fatto la sua “porca” figura, ma che alle una e dieci del mattino non riesce a scuotere dal torpore che inevitabilmente assale chi è ancora eroicamente all’ascolto.

7) La normalità incirporata in Amadeus incornicia e fotografa un festival prevedibile nella sua sfrenata e disperata ricerca di imprevedibilità purchessia.  Presenta con disinvoltura e professionalita da “re di quizzoni preserali”, ma senza slanci e con un bel pò di gaffes da farsi dimenticare. Alla faccia del suo imbarazzantemente ricco cachet pagato dai pii utenti.

8) Della esasperante lunghezza del Festival ne vogliamo parlare? A mezzanotte, fino a ieri, erano riusciti a cantare sì e no quattro gatti. Verso l’una e mezzo la kermesse era ancora nel vivo. Come avrà fatto chi lavora la mattina seguente? Gia’, ma questo è il Festival che deve distrarre dalle pene quotidiane…

9) Elettra Lamborghini, il twerking sbarca all’Ariston. Con una tuta attillata, lunga e luccicante (con tanto di piume su polsi e spalle), la voluminosa ereditiera fa concorrenza al già troppo citato Achille Lauro. Sulle note della sua “musica”, decisamente meglio che la telecamera si soffermi a lungo sull’ inquadratura stretta del suo lato b, l’ unica dote che ha da esibire.

10) I grandi numeri del Festival diventano piccoli piccoli di fronte alla bravura autentica e paziente dei musicisti dell’orchestra, pagati poco di più di una onesta donna delle pulizie. Ma se non ci fossero stati loro a metterci una pezza? Tutto il resto è noia… Almeno per noi. Ma non per milioni di italiani che hanno tenuto altissimo lo share del Festival. Chissà… Forse ci siamo sbagliati. Forse è tutto bellissimo. Chi si accontenta, gode!

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui