Scappò in Sudamerica col malloppo: due anni e tre mesi al dentista, la difesa ricorre

L’accusa aveva chiesto meno di due anni: dovrà anche risarcire le parti offese. L’avvocato Alabiso: “Incombe la prescrizione ma ricorreremo in appello”.

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Tribunale Viterbo

Due anni e tre mesi per il dentista Gianfranco Fiorita. Che nel 2010 scappò in Sudamerica con un malloppo di seicentomila euro di soci dello studio, dei pazienti, dei fornitori e di alcuni colleghi che avevano pagato per un corso di formazione in Bolivia.

Il suo avvocato difensore, Roberto Alabiso spiega: “E’ stato assolto per tutta una serie di contestazioni fatte dalla gran parte delle parti offese. È stato condannato, invece, rispetto a una decina di parti offese per l’appropriazione indebita, per altre 10/12 per la procura, e rispetto a una parte offesa è stato condannato per insolvenza fraudolenta. Dovrà pagare anche delle provvisionali per un totale di 25/30mila euro a fronte dei 120mila che erano stati chiesti”.

Alabiso sottolinea che “ricorreremo in appello”. E poi analizza la sentenza: “In ogni caso, sono moderatamente soddisfatto della sentenza: ci sono una quarantina di parti offese tagliate fuori. Sebbene non sia pienamente convinto della riqualificazione del reato da appropriazione indebita in truffa aggravata per alcune parti civili e in insolvenza fraudolenta nei confronti dei soci”.

Sulla scelta del giudice Giacomo Autizi di riqualificare il capo di imputazione, il legale difensore di Fiorita spende qualche parola in più: “Mi batterò contro questa riqualificazione: si poteva fare? Non si poteva fare? L’unica cosa certa è che noi sulla truffa e sull’insolvenza non ci siamo difesi, quindi sosterrò la compressione del diritto di difesa”. Da qui, Alabiso si tiene lontano dal commentare in negativo quanto venuto fuori dal primo grado di giudizio: “Però, è una sentenza ben fatta, capo per capo, soggetto per soggetto”.

L’avvocato conclude: “Ora abbiamo novanta giorni per conoscere le motivazioni della sentenza. Tra l’altro la prescrizione incombe, però noi puntiamo a qualcosa in più”. L’accusa a gennaio aveva chiesto poco meno di due anni come pena.

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