Scuola e covid, il governo si è mosso bene? Le testimonianze di una preside e una professoressa

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La scuola ha passato momenti difficili durante questo periodo e troppo poco se ne è parlato, soprattutto a livello locale. Gli articoli usciti sono stati molto teorici, molte chiacchiere, ma nessuno ha mai raccolte testimonianze dirette, così abbiamo deciso di farlo noi.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Elisa Maria Aquilani e Alessandra Martinelli, rispettivamente dirigente scolastico e professoressa del “Liceo Scientifico Paritario Cardinal Ragonesi”, per far loro qualche domanda.

Preside Aquilani, cosa ne pensa della gestione della scuola da parte del governo?

Elisa Maria Aquilani

” Chiaramente sono state fatte delle scelte d’emergenza, credo che la spinta più importante sia stata quella dettata dalla diffusione dell’epidemia, infatti sono state chiuse tutte le scuole. Sono state fatte delle scelte che comunque hanno frenato l’espandersi del contagio, molti ragazzi per raggiungere le scuole utilizzavano mezzi di trasporto pubblici, così come alcuni docenti. Questo sicuramente avrebbe rappresentato un problema, più dello stare insieme in classe, poiché in quel caso si sarebbero potute attuare le varie misure di protezione individuale, che forse e dico forse, sarebbero potute bastare.

Comunque sia sappiamo che esistono delle situazioni in cui attuare le varie misure sarebbe stato più complicato, mi viene da pensare alle classi molto numerose.

L’Italia è un paese grande e forse si sarebbe potuta fare una differenziazione tra le regioni in base al contesto, ci sono state alcune quasi senza contagi. La prima conseguenza è stata la ricerca di un’alternativa, come avvenuto per molte attività lavorative anche la scuola si è spostata su piattaforme online. A parte alcune situazioni privilegiate, in tante situazioni i docenti si sono dovuti arrangiare in autonomia, sappiamo che alcune scuole pubbliche hanno anche delle difficoltà di tipo economico; attrezzarsi per attivare la didattica a distanza è stato problematico. Inoltre anche le situazioni economiche delle famiglie sono diverse, se noi pensiamo ad alcune periferie delle grandi città, non tutti sono stati in grado di attrezzarsi a dovere. La riapertura dell’Italia è stata lunga e sofferta poiché vigeva la paura di dare di nuovo il via alla diffusione del virus, fortunatamente dal 15 di Giugno si potrà ripartire in presenza con gli esami di maturità.”

Crede che per Settembre ci potrà essere un ritorno alla normalità?

” Purtroppo nessuno può saperlo, ce lo auguriamo tutti. E’ vero che la didattica a distanza ha dato delle opportunità, però non tutti hanno potuto usufruirne. Io mi auguro che si possa tornare alla normalità, così come i docenti, dato che anche loro hanno sofferto questa situazione. La speranza è che si eviti di nuovo di dare direttive uguali a tutti, evitando così che le regioni con possibilità di riapertura delle scuole siano costrette ad adeguarsi.”

Un messaggio per gli studenti della sua scuola e perchè no, anche per quelli di tutta Italia?

” Il messaggio è che gli operatori della scuola saranno sempre accanto agli studenti, il lavoro dei docenti è quello di facilitare la maturazione e l’apprendimento dei ragazzi di ogni età. Molti insegnanti si sono dati da fare (anche autonomamente) e molti studenti hanno risposto positivamente. Questo anno scolastico entrerà nella storia, si parlerà per molti anni degli studenti che lo hanno vissuto. Il messaggio che voglio dare è che comunque è stata un’esperienza, ogni esperienza porta insegnamento. Quindi ragazzi pensate positivo e non abbattetevi!”

Professoressa Martinelli, secondo lei il governo come ha gestito la situazione delle scuole durante questo periodo?

Alessandra Martinelli

“Sono esseri umani e come tali si sono ritrovati in mezzo ad una situazione senza precedenti. D’altronde non avevano mai avuto esperienze del genere e anche la scienza inizialmente non ha aiutato. Tutto sommato ritengo che perlomeno nella parte iniziale si sia mosso nel modo migliore.”

Lei da professoressa come ha affrontato la questione? Si è sentita tutelata?

” Sono una donna di mezza età, come tale ho dovuto fare i conti contro questo nemico: mi sono scoperta fragile contro questo virus, ho dovuto pensare sia alla mia salute che a quella dei miei cari.

Come docente invece, ho incontrato delle difficoltà; tuttavia grazie all’aiuto di un docente del mio istituto abbiamo raggiunto risultati veramente apprezzabili. La proprietà ha deciso di tutelare la privacy degli studenti e dei professori scegliendo una piattaforma ad hoc.”

La didattica a distanza le ha creato difficoltà?

“Certo, inizialmente ho incontrato ogni tipo di difficoltà: l’uso del computer, connessione debole e comportamento degli studenti non sempre impeccabile.

Penso che tutto sommato l’uso delle varie piattaforme possa essere un’alternativa valida solo durante momenti di necessità. Uno studente delle superiori non ha ancora il senso di responsabilità adatto per fronteggiare al meglio questo tipo di didattica, specialmente i ragazzi dei primi anni. Ho sentito dire invece che la risposta degli studenti universitari è stata molto positiva, non si vogliono sentire tutelati dai professori, sono loro che pensano alla loro carriera e al loro futuro.

In conclusione, la didattica a distanza deve essere utilizzata solo quando vi è stretta necessità; si possono fare dei piccoli esperimenti, ma non credo che possa essere paragonabile alla lezione in classe.”

 

 

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