La replica del nostro redattore al direttore di Cittapaese.it

Se Paco Bottone vuole farsi pubblicità usando il nostro nome, ci deve pagare

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Pasquale Bottone, in arte “Paco”, direttore del quotidiano online Cittapaese.it, ha deciso di esprimersi in merito alla presunta vaccinazione del Direttore Generale della Asl di Viterbo.

Nel pezzo – titolato “Vaccinazioni eccellenti, sindacati e giornali neo-reazionari attaccano la d.g. Asl Donetti, ma la sua eventuale ‘vaccinazione’ scandalosa non è” – Bottone si esprime, dicendo fondamentalmente che la Donetti, sempre qualora si fosse realmente vaccinata, avrebbe fatto bene e che  “certo non merita un tale accanimento da parte del mondo sindacale e da certa stampa urlata e rampante di derivazione neo-reazionaria”. L’articolo, sostanzialmente, è insipido, peccato che si sia trasformato in un attacco verso il nostro giornale ed in particolare verso chi ha firmato la notizia.

Il nostro, difatti, secondo Bottone sarebbe “un quotidiano on line di estrema destra” che metterebbe in atto “campagne delegittimanti da gazzettino sovranista”. Fascisti, sovranisti, neo-reazionari. Un’accozzaglia di quelli che dovrebbero essere – nella testa di chi li scrive – probabilmente degli insulti della peggior specie e che a noi, invece, fanno solo ridere.

Il signore in questione, oltre che con il nostro giornale, come detto, ce l’ha anche con chi ha firmato la notizia, etichettato come un “giovanissimo polemista scandalistico in odore di temeraria pubertà”.

Beh, che dire. Innanzitutto, in mia difesa, dico che la pubertà per fortuna l’ho superata, e spero con buoni risultati. Passando a quelli che dovrebbero essere insulti, invece, dico soltanto che se l’avere posizioni fuori dal coro equivale ad essere fascisti, allora lo sono. E me ne vanto anche. E se l’avere a cuore le battaglie dei cittadini equivale ad essere un neo-reazionario, allora lo sono. Ed anche fieramente. Se, da ultimo, il riportare una nota sindacale vuol dire essere di estrema destra, allora sarò anche di estrema destra. Tuttavia, non vorrei avere una crisi d’identità e non credo che quei due termini, appiccicati sulla mia schiena da “Paco” – che tra l’altro, nel suo pezzo, non fa nomi esplicitamente, classica tattica comunista del tirare il sasso e nascondere la mano – significhino quanto inteso da me. Forse, in redazione, dovrei aver lasciato la camicia nera, il fez ed il manganello. E’ bene che me li metta quando scrivo, così posso calarmi meglio nel personaggio. A proposito, sai per caso dove posso reperire dei pantaloni alla zuava e delle uose bianche e lunghe da mettere sopra gli stivaloni?

Eppure, caro “Paco”, in un altro articolo tempo fa quasi mi elogiavi. Mi davi il merito di aver trattato argomenti che altri si erano guardati ben dall’affrontare “senza quel misto di timore reverenziale e malcelato servilismo”. Evidentemente, a mia insaputa, devo averti fatto qualche sgarbo. Ti chiedo umilmente perdono. Comunque, voglio darti un consiglio: non essere come gli altri “compagni” che predicano bene e razzolano male. Sii coerente, anzitutto con te stesso. Non puoi venire a dire che questo giornale mette in atto campagne delegittimanti quando, sul tuo sito, ogni giorno deridi e metti alla berlina diversi personaggi. Che si tratti del sindaco Giovanni Arena, del deputato Mauro Rotelli o dei senatori Umberto Fusco o Francesco Battistoni per te fa lo stesso: l’importante è sbatterli in prima pagina affibbiandogli nomignoli e vezzeggiativi offensivi.

Amico mio, questa tattica con me non abbocca. Se vuoi farti pubblicità utilizzando il mio nome, devi pagarmi. In più ti preannuncio che, oltre ad aver vinto cinque minuti di popolarità, ti sei aggiudicato un altro premio, ma voglio tenerti sulle spine. Infine, so che in termini di lettori il tuo giornale non se la passa bene. Se vuoi, gratuitamente, posso darti una mano.

Con affetto, il “giovanissimo polemista scandalistico in odore di temeraria pubertà”.

 

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