Il sindaco di Sutri Vittorio Sgarbi torna a parlare, dopo che i suoi commenti riguardo lo stato della parte nuova della Città dei Papi hanno fatto discutere

“Se qualcuno pensa che io volessi bombardare i viterbesi, quello è una testa di c….”

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“Essere equivocati non vuol dire spiegarsi male, vuol dire il limite di chi non vuole capire o la battuta o l’atteggiamento di rispetto di una posizione che non si condivide, come quelle di Bassetti o di Sileri, che hanno posizioni che io ascolto, ma non condivido”.

L’on. Vittorio Sgarbi, sindaco di Sutri, torna sulle critiche rivolte alla Città dei Papi, da lui definita “rozza e plebea” e – in generale – “amministrata come fosse un piccolo paesino”.

Le parole di Sgarbi – inutile dirlo – hanno scatenato forti polemiche tra i cittadini viterbesi, soprattutto riguardo il commento sul “bombardare” la parte nuova della città, frutto – per Sgarbi – di una “speculazione edilizia feroce”.

Il primo cittadino di Sutri ha voluto chiarire quanto espresso due giorni fa attraverso un video pubblicato su Facebook. “Adesso viene fuori che io voglio bombardare Viterbo e i suoi abitanti. – esordisce Sgarbi – Io ho detto che Viterbo è una delle più belle città d’Italia, ma la sua amministrazione fa fatica ad affermare quella bellezza, mentre in Tuscia abbiamo cercato di farci sentire e vedere, tanto che si va al museo di Palazzo Doebbing o si va a Bolsena e non si va al museo di Viterbo, che pure ha reperti di grande importanza e capolavori di Sebastiano del Piombo”.

“Detto questo, – prosegue – ho detto che poche città hanno una periferia più brutta, più selvaggia, più mafiosa, più contro la tutela che si possa immaginare, quindi ho detto – mettendo gli abitanti in meravigliosi palazzi a Bolsena – di ‘bombardare’ quella parte che distrugge la bellezza della città. Poi se uno vuol pensare che volessi bombardare i viterbesi quello è una testa di c…., io ho parlato dell’edilizia selvaggia e della speculazione”.

“Nessun problema per i cittadini, – spiega Sgarbi – sono pronto ad accoglierli ovunque nel momento in cui si rifarà un’edilizia civile nella periferia di Viterbo. Quella attuale, con le case vuote, cadrà comunque da sola com’è caduto il ponte di Genova, perché le strutture in cemento armato durano settant’anni”.

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