“Semi liberi”: il progetto dalla reclusione all’inclusione

Il progetto di impresa e di recupero di O.R.T.O. per formare i detenuti in agricoltori.

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Si chiama O.R.T.O. ed è un’associazione di promozione socio-culturale. L’acronimo sta a rappresentare la sua missione: Organizzazione Recupero Territorio e Ortofrutticole.

Con sede a Soriano nel Cimino, opera con l’obiettivo di aiutare le fasce di popolazione forzatamente distanti dal contatto giornaliero con l’ambiente a considerare come l’ambito naturale e rurale possa diventare un’opportunità di di attività produttiva, di riscatto personale e di tutela di un bene comune.

Quello di O.R.T.O. è in sintesi un progetto di inclusione degli appassionati di orticoltura, di chi è portatore di un disagio e dei giovani in cerca di primo impiego nel mondo del lavoro. Ha all’attivo la formazione per l’occupazione, l’inserimento lavorativo e l’inclusione con particolare riguardo alla popolazione carceraria.

Abbiamo incontrato Agnese Inverni, impegnata nell’associazione come socio e operatore.

“Il ruolo della formazione professionale – racconta – rappresenta uno strumento di consolidata efficacia sia per l’ingresso che per il rientro al lavoro delle persone detenute. La riduzione delle recidive passano da circa il 70% a meno del 20% con un evidente impatto positivo sulla collettività, nonché risparmi per il sistema di amministrazione penitenziaria”.

Il progetto “Semi liberi” realizzato da O.R.T.O. nasce con lo scopo di creare un punto di contatto tra la realtà carceraria e la società civile esterna. È stato ideato nel 2017 per l’attivazione di corsi di formazione professionale in ambito agricolo e vivaistico all’interno della Casa Circondariale di Viterbo.

“La particolarità di “Semi liberi” sta proprio nella sua multifunzionalità – continua – Il percorso di rieducazione passa attraverso la promozione di attività che rispettano l’ambiente, la dignità del lavoratore, la qualità dei prodotti e la salute del consumatore. Il progetto non nasce in un’ottica di assistenzialismo ma offre ai partecipanti la possibilità di impiegare al meglio le proprie abilità per costruire una vera e propria impresa commerciale; lo scopo ultimo di “Semi liberi” è che i detenuti imparino a realizzare, trasformare, confezionare e rendere disponibile al pubblico i diversi prodotti in maniera completamente autonoma, sviluppando il proprio senso di responsabilità e di autogestione”.

Ad oggi oltre 30 persone hanno beneficiato di questa progettualità, occupandosi della produzione di piante aromatiche e officinali, piccoli frutti, olio extra vergine di oliva, micro-ortaggi e germogli freschi attraverso tecniche di coltivazione ecosostenibili.

“Elton e Pierpaolo, due tra i beneficiari – prosegue l’operatore dell’associazione – hanno iniziato la loro avventura con O.R.T.O. proprio nel 2017, anno in cui la cooperativa è entrata per la prima volta nella Casa circondariale. Sono i veri e propri veterani del progetto e hanno partecipato a tutte le fasi di sviluppo del programma fino a diventare a tutti gli effetti soci. Nel tempo hanno seguito corsi di formazione sulle tecniche di coltivazione in serra e sui metodi di produzione di germogli freschi, un alimento poco conosciuto in Italia ma che riscuote molto successo negli Usa e nel Nord Europa. Si sono poi dedicati alla coltivazione di diverse varietà di piante aromatiche e officinali, alla manutenzione dell’oliveto della Casa circondariale e alla produzione di micro-ortaggi. Con il tempo e l’esperienza hanno acquisito sempre più dimestichezza nella pratica agricola e si sono indirizzati verso settori specifici”.

Parlare con Agnese Inverni racconta di come le attività siano progredite nel tempo, coinvolgendo sempre più detenuti e operatori del territorio sia sotto il profilo lavorativo che relazionale.

“Uno dei maggiori benefici che i detenuti ricevono da un progetto di rieducazione e inclusione lavorativa è proprio la possibilità di socializzare tra loro e con gli operatori che gestiscono le attività. Pierpaolo ed Elton ribadiscono che l’incontro con persone provenienti dalla società esterna comporta molti vantaggi da un punto di vista psicologico; il lavoro pratico e la conversazione con i volontari distolgono l’attenzione da pensieri ricorrenti che, nella monotonia della vita in carcere, possono diventare ossessivi. Per loro ogni momento passato al lavoro è un modo per impegnarsi nella praticità e tenere la testa occupata, lontana dai soliti pensieri e dai soliti discorsi”.

O.R.T.O. ha recentemente intrapreso una collaborazione con la onlus romana “Semi di libertà” per la realizzazione di nuove future iniziative di inclusione sociale e professionale sia dentro che fuori le mura del carcere, anche nella capitale.

Per tutte le informazioni www.coopsocialeorto.it.

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