Sempre libertà di manifestare?

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libertà di manifestare

Nessuno certo potrebbe discutere sul principio costituzionale del diritto di manifestazione del pensiero (art.21 Cost), ma solo, però, sul mezzo in cui queste manifestazioni possano essere legittime.
Di regola, quando si pensa alla manifestazione del pensiero, si fa riferimento agli scritti che siano essi diffusi mezzo stampa ed oggi mediante i social (Facebook. Instagram, Tweet, etc), ma non è sempre cosi perché gruppi ed associazioni desiderano manifestare il loro pensiero mediante eventi pubblici in ciò utilizzando spazi cittadini.
Da qui nasce il problema.
Non sempre il pensiero “manifestato” da alcuni, anche in piena legittimità, coincide con quello di altri è sia ovvio e naturale che lo sia.
Però, se il manifestato pensiero avviene tramite stampa giornalistica o social, coloro che non sono d’accordo, con lo stesso mezzo, reagiscono, comunque sempre con gli stessi mezzi, di conseguenza la sicurezza pubblica è salva; se invece il pensiero viene manifestato con ricorso a cortei, comizi e quant’altro impegni porzioni di territorio vi può essere un punto di frattura.
L’utilizzo del territorio con cortei, oltre impegnare pesantemente le strutture cittadine, determina per coloro che non condividono, necessità usare gli stessi mezzi e spesso, si sa, si finisce……a botte.
Infatti, coloro che non condividono, si sentono autorizzati utilizzare gli stessi mezzi dei primi e siamo alle solite. Scontri tra manifestanti, impiego delle forze dell’ordine ed anche successivo impegno della magistratura.
In definitiva, per poter comunque assicurare la libera manifestazione del pensiero con utilizzo di spazi pubblici e prevenire proprio il superamento dei limiti del diritto alla manifestazione del pensiero, sarà necessario per ogni amministrazione pubblica dotarsi di mezzi di prevenzione.
Quali possano essere ?
Non sarà difficile prevedere e stabilire a priori e con certezza quali possano essere praticate in ogni realtà cittadina manifestazioni pubbliche che non siano di ostacolo alla fruibilità di tutti degli spazi comuni, della circolazione, dell’esercizio del commercio e soprattutto per l’interesse della collettività interessata e che non ci siano problemi di sicurezza.
Pertanto, se a Roma, capitale d’Italia e sede del Governo, sarà comunque possibile effettuare ogni qual sorta di manifestazione (ripetiamo: forma di espressione del pensiero) anche in considerazione dell’ampiezza del territorio, non altrettanto in centri minori, dove solo una manifestazione con un numero anche piccolo di partecipanti che, per es., a Roma nemmeno si avverte, in una realtà cittadina diversa, possono esserci problemi.
Pertanto, dovrà essere compito di un’amministrazione cittadina interessata stabilire pin precedenza con opportuno regolamento comunale quali manifestazioni possano essere concesse e quali no ed anche dove eventualmente il luogo di svolgimento.
Non sarà una compressione della libertà negare ad alcune organizzazioni di poter fruire del territorio comunale per manifestazioni fuori dal contesto di interesse locale sia per motivi di capacità fisica delle strutture cittadine, ma anche aliene dalla cultura della città stessa.
La pretesa candidatura della Città di Viterbo per un Gay Pride non rientra secondo noi nell’ottica di una manifestazione del pensiero in linea con gli scopi hard core per la Città. Non sarà certo la diversità di pensiero dei suoi cittadini e nemmeno i fondamenti cristiani cui Viterbo ad evitarlo, ma la sua estraneità ai percorsi culturali che l’amministrazione attuale persegue e precisamente la diffusione del concetto di Viterbo città turistica medioevale, a suo tempo città dei Papi, e comunque fucina di una cultura che i suoi cittadini hanno sempre coltivato.
Non c’entra quindi per nulla il Gay pride organizzato dai comitati regionali di queste organizzazioni, come del resto per quanto aventi carattere nazionale e non direttamente “viterbese”.
Che direste voi se a Viterbo si organizzasse un corteo nazionale anti TAV e pro TAP ?
In provincia di Viterbo non passa ne TAV ne TAP ed allora, perché consentirne una manifestazione ?
Con questa logica non potranno essere concesse aree pubbliche che difficoltizzino i traffici cittadini se non per argomenti inerenti ai problemi locali.
Negare uno spazio al Gay pride rientra appunto con la suddetta logica.

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