Sempre più giovani tra i poveri. Caritas: “Troppe carenze educative e organizzative”

Nella Tuscia sempre più giovani tra i poveri e sempre più giovani con scarsa formazione, queste le persone incontrate dal Centro di ascolto Caritas di Viterbo.

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Nella Tuscia sempre più giovani tra i poveri e sempre più giovani con scarsa formazione. Nel 2018 i “volti” incontrati dal Centro di ascolto Caritas di Viterbo sono stati oltre 700, il 67% delle persone incontrate sono straniere, il 33% italiani. Nell’analisi dei bisogni spiccano i problemi di occupazione (disoccupazione, sottoccupazione, lavori precari, lavori dequalificanti o sottopagati, lavoro nero), seguiti dai casi di povertà economica (nessun reddito o reddito insufficiente) e dai problemi abitativi (mancanza di una casa, abitazione provvisoria o precaria, ospitalità presso conoscenti, sfratto), questi ultimi in aumento rispetto al 2017. Gli italiani che hanno un disagio di tipo abitativo sono il 38,40%.

Particolare attenzione nelle attività di Caritas Viterbo è data al contrasto della povertà educativa. La povertà economica spesso è causata proprio dalla condizione di disagio formativo. I dati del Centro di ascolto di Viterbo rappresentano un’associazione tra livelli di
istruzione e cronicità della povertà, confermando una forte correlazione tra
livelli di istruzione e bisogno economico.

Negli ultimi anni particolare attenzione è data alla questione giovanile, infatti, la povertà nel viterbese tende ad aumentare al diminuire dell’età, riconoscendo i minori e i ragazzi come le categorie più svantaggiate. Tra le persone in povertà assoluta i minorenni e i giovani nella fascia 18-34 anni.

Al problema lavorativo e alla mancanza di reddito e di una casa si connettono molti dei bisogni rilevati. Il Centro di ascolto, attraverso un “lavoro di rete”, oltre ad accompagnare le persone in difficoltà nella soluzione dei problemi, risponde ai bisogni immediati con buoni-pasto, buoni per indumenti e pacchi viveri, buoni per il “dormitorio” e, in casi di particolare urgenza, risponde con piccoli contributi economici (nel 2018 sono stati effettuati 228 interventi a favore di 115 persone).

Tuttavia, non ci si rivolge alla Caritas esclusivamente per aspetti di povertà materiale o per problematiche lavorative: il 19% delle persone ha fatto riferimento al Centri di ascolto per problematiche legate a depressione, malattia mentale, separazioni, divorzi, morte di un congiunto, difficoltà nell’assistenza di familiari, problemi di detenzione e giustizia.

“Il legame tra povertà educativa minorile e condizioni di svantaggio socio-economico risulta nel nostro Paese e nel nostro territorio particolarmente accentuato – ha dichiarato Luca Zoncheddu, direttore Caritas Viterbo – la povertà educativa rimane un fenomeno principalmente ereditario, che riguarda in gran parte famiglie colpite dal disagio economico”.

“La situazione dei giovani desta ancor più preoccupazione – continua – se si pone attenzione anche all’aspetto della povertà organizzativa: non solo risorse minime, ma difficoltà nel sapersi gestire all’interno di una cornice di vita nel programmare la propria quotidianità, fatta di progetti, spese e acquisti. Ultimamente, è aumentato il numero di persone che arrivano alla Caritas. Insieme proviamo a capire che tipo di percorso fare”.

Oggi parlando di povertà nel nostro territorio, dunque, dobbiamo necessariamente fare una distinzione tra vecchie e nuove povertà. In passato la definizione era esclusivamente legata a carenze di risorse economiche ed il povero era colui che aveva un reddito nullo o insufficiente a soddisfare i propri bisogni. Attualmente, il concetto di povertà va visto da un punto di vista sociologico, si tratta della difficoltà a partecipare alla vita sociale. I nuovi poveri sono, infatti, quelle persone che vivono in condizioni di difficoltà non solo economica ma anche relazionale ed organizzativa, che come conseguenza comporta la loro esclusione dalla società.

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