Anche Renzi contro le misure più sciocche inserite nel nuovo Dpcm, per il mondo della ristorazione la catastrofe è dietro l’angolo

Senza Natale in fumo 1,2 miliardi, Conte mette k.o. l’economia: Pil -9%

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La vera notizia di oggi è che l’economia italiana è stata praticamente messa k.o. dal Dpcm di Conte, le disposizioni anti-Natale decise da lui e Speranza costeranno carissime all’Italia: 1,2 miliardi di euro in fumo. Ovviamente il Pil ne risentirà brutalmente e, tra l’altro, ieri sono usciti i report sull’economia italiana di Istat e Ocse. Se ve lo state chiedendo la risposta è no, i dati non sono affatto incoraggianti, anzi.

Il Pil italiano, secondo l’Ocse, crollerà del 9% e secondo l’Ue del 9,9%, ma la realtà è che con questo nuovo Dpcm la perdita sarà ancora peggiore. Probabilmente, con l’incenerirsi di altri miliardi di euro per via delle mancate festività natalizie, il Pil italiano subirà una contrazione pari all’11,2%. Un dato terrificante, quasi insanabile.

Nel primo semestre, per colpa del lockdown voluto da Conte e dai giallorossi, l’Italia ha contato una perdita di 280 miliardi di euro. I settori più colpiti sono quelli del turismo (100 miliardi persi) e quello della ristorazione (23 miliardi) ma anche l’industria, purtroppo, ha subito perdite per un ammontare di 95 miliardi. Malissimo anche l’export, con 50 miliardi gettati al vento. Le stime – forse anche troppo ottimistiche – dicono che il secondo semestre si chiuderà con la scomparsa di ulteriori 70 miliardi, chiudendo il 2020 con una perdita totale di 350 miliardi di euro.

Per quanto riguarda i consumi, il progressivo annuo 2020-2019 si attesta a -33,5%: agonizza la ristorazione a -27,2%, male anche l’abbigliamento con -26,5%, il non food contiene i danni con un -12,2%. Il settore del Travel maglia nera con -64,6% nel mese e -60,3% sul progressivo anno. Dall’inizio della seconda ondata l’Italia ha perso già 10 miliardi di consumi, verosimilmente il totale sarà ancora peggiore.

In tutto questo il debito sta salendo vertiginosamente e alla fine dell’anno toccherà il suo massimo storico. Ora, con l’ultimo scostamento di bilancio, il debito è a 197 miliardi, ma il ministro Patuanelli ha previsto un altro, ulteriore, scostamento di bilancio. Quella di superare i 200 miliardi sarà una scelta che potrebbe condizionare, secondo gli esperti, la politica economica del Bel Paese per i prossimi 50 anni.

Il rapporto debito/Pil, alla fine di questo sciagurato 2020, toccherà livelli che non si vedevano dal dopoguerra: la stima è del 162%, in aumento di circa 27 punti percentuali rispetto all’anno scorso. Ovviamente prima o poi dovremo fare i conti con questo debito, e le strade da seguire sono solo due, non esiste una terza: o si aumentano le tasse o si taglia la spesa pubblica. Inutile dire che entrambe causeranno una vera e propria macelleria sociale.

Aumentando le tasse, i privati fuggiranno dai mercati italiani, evitando di investire. Ma con l’aumento delle tasse si rischia anche di mettere in pericolo le obbligazioni. Se l’Italia, per disgrazia, non dovesse essere più in grado di ripagare le proprie obbligazioni il default nazionale segnerebbe per sempre il suo destino.

Tutti questi rischi faranno sì che il rapporto debito/pil, su cui vengono misurate le performance del nostro Paese, raggiunga quasi il 170% nel 2020, per rimanere a lungo nei prossimi anni sopra il 150%.

90mila imprese sono fallite da marzo, i posti di lavoro persi sono quasi 500mila, mezzo milione. La stragrande maggioranza delle imprese ha dietro di sé (ma soprattutto davanti) enormi perdite degli incassi arrivando a sfiorare l’80% di perdita del fatturato totale durante l’estate. Con le pmi ridotte così sarà davvero dura ripartire.

Purtroppo la gestione del Governo, nella fattispecie quella di Conte e dei ministri Gualtieri e Patuanelli, è stata gravemente insufficiente. I “ristori” – termine orrendo – sono stati solo una presa in giro e, paradossalmente, uno spreco inutile di denaro pubblico. Peggio ancora le casse integrazioni e i famosi bonus per le partite Iva, in alcuni casi addirittura mai arrivati (sono passati 9 mesi). Per colpa di questo fallimentare modus operandi l’Italia sarà costretta ad accedere ai prestiti Ue, l’equivalente di un bel cappio al collo. Purtroppo la luce in fondo al tunnel è tornata ad essere invisibile.

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